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Caro benzina e rincari bollette, l’esecutivo prende tempo: slitta il provvedimento d’urgenza

La corsa dei prezzi dei carburanti non accenna a fermarsi, ma la risposta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta ferma alla fase di studio. Nonostante le tensioni internazionali abbiano spinto il costo del diesel servito oltre la soglia dei 2,6 euro al litro in autostrada, e il self service superi stabilmente i 2 euro in gran parte del territorio nazionale, il Consiglio dei ministri non ha inserito in agenda il provvedimento d’urgenza inizialmente annunciato.

Questa frenata operativa lascia automobilisti e imprese in una condizione di incertezza, privi di interventi immediati capaci di mitigare l’impatto dei rincari alla pompa.

Il nodo delle accise mobili e l’efficacia ridotta

Al centro del dibattito politico rimane il meccanismo delle accise mobili, uno strumento che permetterebbe di ridurre la tassazione sui carburanti utilizzando il maggior gettito Iva incassato dallo Stato proprio a causa dell’aumento dei prezzi. Tuttavia, le analisi tecniche evidenziano i limiti strutturali di questa soluzione.

L’attivazione del meccanismo produrrebbe benefici contenuti: si parla di una riduzione di pochi centesimi per la benzina e di circa 6 o 7 centesimi per il gasolio. Un impatto giudicato insufficiente per contrastare shock improvvisi derivanti dalle crisi geopolitiche. Proprio per evitare il varo di una misura puramente simbolica, il governo ha preferito rinviare la decisione alla ricerca di alternative più incisive.

Il confronto con il passato e il peso sui conti pubblici

Il termine di paragone per cittadini e associazioni resta lo sconto di 25 centesimi introdotto nel 2022 dal governo di Mario Draghi. Replicare oggi un intervento di tale portata comporterebbe una spesa di circa 2,5 miliardi di euro ogni tre mesi, una cifra che impone estrema prudenza nella ricerca delle coperture finanziarie necessarie.

Tra le ipotesi sul tavolo resta sospesa anche la possibilità di una nuova tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche, finalizzata a reperire le risorse per sostenere le famiglie. Le organizzazioni dei consumatori e le categorie produttive continuano intanto a sollecitare un intervento, lamentando una mancanza di volontà politica nel ridurre la pressione fiscale in un momento di forte spinta inflattiva.

Le posizioni nella maggioranza e le prospettive future

All’interno della coalizione di governo, la Lega preme per una rapida attivazione delle accise mobili. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha confermato che il dossier è all’attenzione dei ministri Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso.

Il Carroccio ha inoltre presentato un emendamento per rendere automatico il taglio delle accise nel caso in cui il prezzo medio nazionale superi i 2 euro al litro per cinque giorni consecutivi. Resta da vedere se questa proposta troverà spazio nei prossimi provvedimenti legislativi, mentre il rischio di una nuova ondata di rincari continua a pesare sull’economia del Paese.