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Salvato da un fegato di maiale: la prima perfusione extracorporea su un paziente umano

Un uomo di 56 anni, colpito da una grave forma di insufficienza epatica, ha superato una fase critica della sua malattia grazie a una procedura medica sperimentale condotta in Cina. Per un periodo di quasi 72 ore, il paziente è stato collegato a un fegato di maiale geneticamente modificato, utilizzato come supporto esterno per supplire alle funzioni d’organo ormai compromesse. L’intervento, eseguito presso l’Ospedale Xijing dell’Università Medica dell’Aeronautica Militare di Xi’an, rappresenta uno dei casi di xenotrapianto temporaneo più significativi documentati recentemente, i cui dettagli preliminari sono stati riportati dalla rivista Nature.

Il paziente presentava un quadro clinico estremamente complesso, originato da un’epatite B cronica aggravata dal consumo di alcol. Dopo oltre un mese di ricovero a Shanghai, l’insorgenza di un’insufficienza epatica acuta aveva reso il trapianto di fegato l’unica opzione di sopravvivenza. Tuttavia, la temporanea indisponibilità di un donatore umano ha spinto l’equipe medica a tentare la via della terapia ponte con un organo animale.

Ingegneria genetica e filtraggio delle tossine

L’organo utilizzato per il trattamento non era un fegato comune, ma proveniva da un esemplare di maiale sottoposto a sei specifiche modificazioni genetiche. Queste alterazioni, sviluppate dalla ClonOrgan Biotechnology di Chengdu, hanno l’obiettivo di disinnescare la risposta immunitaria umana, riducendo drasticamente il rischio di rigetto immediato che solitamente caratterizza il contatto tra tessuti di specie diverse. Il fegato è stato mantenuto all’esterno del corpo del paziente e collegato al suo sistema circolatorio attraverso un accesso venoso localizzato nella gamba.

Durante i tre giorni di trattamento, il sangue dell’uomo è stato deviato nei circuiti dell’organo ingegnerizzato. Questo processo ha permesso la rimozione efficace di scarti metabolici pericolosi, come l’ammoniaca, che il fegato malato non era più in grado di processare. Il chirurgo Lin Wang, a capo del team, ha confermato l’efficacia della procedura sottolineando che l’obiettivo principale era garantire la stabilità clinica in attesa di un organo compatibile. Wang ha inoltre precisato che l’operazione è avvenuta con il pieno consenso del paziente e dei suoi familiari.

Prospettive per la medicina dei trapianti

I dati raccolti durante le 72 ore di osservazione non hanno evidenziato segni di rigetto, mostrando al contempo un miglioramento nei parametri epatici del cinquantaseienne. Una volta conclusa la fase sperimentale, il paziente è stato scollegato dal sistema esterno e sottoposto con successo a un trapianto di fegato umano. Al momento le relazioni mediche indicano che l’uomo è in fase di recupero positivo.

Sebbene l’esito sia incoraggiante, la comunità scientifica internazionale mantiene un approccio prudente. Gli esperti consultati da Nature ricordano che i risultati non sono ancora stati pubblicati su testate sottoposte a revisione paritaria. Sarà necessaria una validazione rigorosa per determinare se questa tecnica possa essere riprodotta in sicurezza su larga scala. Se confermato, l’uso di organi animali modificati come “ponte” temporaneo potrebbe abbattere i tassi di mortalità nelle liste d’attesa, offrendo tempo prezioso ai pazienti in condizioni disperate.