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Truffa sulle protesi acustiche in Calabria: sequestrate tre società

L’inchiesta della Procura di Lamezia Terme ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di tre aziende operanti nel settore delle forniture sanitarie, svelando quello che gli inquirenti definiscono un sistema illecito finalizzato a ottenere rimborsi indebiti dal Servizio sanitario nazionale.

Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, si concentrano su un presunto meccanismo fraudolento radicato tra Lamezia Terme e Catanzaro, con un danno stimato per le casse pubbliche ancora in fase di quantificazione ma ritenuto milionario.

Il meccanismo delle visite inesistenti

L’attività investigativa ha passato sotto lente d’ingrandimento circa 2.900 pratiche sospette. Secondo l’ipotesi accusatoria, il sistema si reggeva sulla produzione di documentazione sanitaria falsa. In molti casi, le visite specialistiche e gli esami audiometrici necessari per la prescrizione delle protesi non sarebbero mai stati effettuati. Nonostante l’assenza di tracce nei registri del CUP o di ingressi effettivi nelle strutture, le pratiche venivano regolarmente inoltrate per il rimborso. In alcune circostanze, i pazienti venivano accompagnati in gruppo presso i centri, ma non risultava alcuna registrazione ufficiale della prestazione sanitaria erogata.

Il coinvolgimento di dirigenti medici e professionisti

L’indagine vede coinvolte dieci persone, tra cui figurano tre dirigenti medici in servizio presso l’unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’Azienda ospedaliera Dulbecco di Catanzaro (ex Pugliese-Ciaccio) e un medico del distretto sanitario di Lamezia Terme, quest’ultimo con compiti di controllo fino al 2024. Gli inquirenti ipotizzano che i sanitari abbiano falsificato direttamente impegnative e prescrizioni o, in alternativa, abbiano permesso alle società coinvolte di generare documenti a proprio nome per convalidare le forniture degli ausili uditivi. I soggetti iscritti nel registro degli indagati sono Antonio Leuzzi, Antonio Ferraggina, Antonio Cantaffa, Claudio Macrì, Giuseppe Petitto, Francesco Leuzzi, Sergio Ferraggina, Vittorio Magliocchi, Vittoria Civale e Aldo Viterbo.

Protesi prescritte a pazienti sani

Un aspetto particolarmente critico emerso dalle indagini riguarda la somministrazione di dispositivi a soggetti che non ne avevano alcuna necessità clinica. Emblematico il caso di un utente che, dopo aver ricevuto le protesi sulla base di esami ritenuti falsi, ha scoperto presso un’altra struttura di possedere un udito perfettamente integro. In quel frangente, gli specialisti hanno sconsigliato l’uso degli apparecchi per evitare potenziali danni fisici. Molte altre persone coinvolte nelle pratiche hanno riferito agli investigatori di non aver tratto alcun beneficio dai dispositivi o di averne sospeso l’utilizzo a causa di forti fastidi.

Provvedimenti cautelari e capi d’imputazione

Le società raggiunte dal provvedimento di sequestro sono la Otoacustica Sud srl, la Sordità di Antonio Ferraggina e C. e la Acustica Lamezia. Le accuse contestate a vario titolo ai dieci indagati includono il falso in atto pubblico e la truffa aggravata. L’operazione mira a interrompere il presunto circuito fraudolento e a tutelare le risorse della sanità pubblica. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, vige pertanto il principio della presunzione di innocenza per tutti i soggetti coinvolti fino a eventuale condanna definitiva.