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Bimba con disabilità prigioniera al terzo piano senza ascensore: dopo anni si muovono le istituzioni

La drammatica odissea di Chiara Calamita e della sua bambina di dieci anni, costrette a vivere prigioniere in una casa inaccessibile, sembra essere arrivata a un punto di svolta decisivo. L’assessore regionale all’inclusione sociale, Pasqualina Straface, ha preso a cuore il caso di Santa Domenica di Ricadi, assicurando che l’incubo di questa famiglia sta per terminare grazie a un intervento diretto e immediato della Regione Calabria.

La vicenda ha scosso profondamente l’opinione pubblica calabrese per la sua durezza, poiché ogni giorno Chiara è costretta a portare in braccio la figlia Giulia, affetta da una grave disabilità, su e giù per tre piani di scale senza ascensore. Questa condizione di isolamento e sforzo fisico estremo, aggravata da risposte istituzionali locali finora insufficienti, sta per essere superata da un’azione concreta che mette al centro l’umanità prima della burocrazia.

L’assessore Straface ha avuto un colloquio personale con mamma Chiara per comprendere ogni dettaglio di questa realtà inaccettabile e ha immediatamente attivato il dipartimento welfare affinché si interfacci con il comune di Ricadi e l’ambito territoriale di Vibo Valentia. La strategia prevede un accesso domiciliare urgente per verificare le condizioni abitative e l’attivazione di un progetto di vita personalizzato per Giulia, come previsto dalle normative vigenti, garantendo finalmente quel diritto a una vita dignitosa finora negato.

Un passaggio fondamentale di questa risoluzione avverrà questo lunedì, quando Chiara incontrerà ufficialmente l’amministrazione comunale di Ricadi in un confronto fortemente auspicato dalla Regione. L’obiettivo dichiarato è quello di assegnare un alloggio popolare idoneo al piano terra, ponendo fine a anni di sofferenze e barriere architettoniche insormontabili.

L’impegno della Regione Calabria, in linea con la visione del presidente Roberto Occhiuto, punta a trasformare radicalmente la gestione della disabilità passando dalle fredde procedure amministrative a una presa in carico globale della persona. L’assessore ha ribadito che seguirà personalmente la vicenda fino a quando mamma e figlia non avranno una casa accessibile, sottolineando che la burocrazia non può più rappresentare un ostacolo alla dignità umana e che nessuna famiglia calabrese deve essere lasciata sola nel bisogno.