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Calabria, sanità al collasso: reparti di medicina al 100% di overbooking e medici sotto organico del 30%

L’indagine Fadoi scatta una fotografia drammatica della situazione ospedaliera regionale, dove ogni singolo reparto di medicina interna opera costantemente oltre la propria capacità fisica. Nonostante l’apporto dei medici cubani giunti negli ospedali calabresi per tamponare l’emergenza, il sistema rimane in una condizione di saturazione strutturale che impedisce una gestione dignitosa dei pazienti, in gran parte anziani e fragili.

I dati delineano un quadro da codice rosso per la tenuta dei servizi sanitari in Calabria. Il numero che più di tutti fotografa il fallimento del sistema è il 100%: la totalità dei reparti di medicina interna registra un tasso di occupazione superiore ai posti letto disponibili. Questo overbooking totale genera il fenomeno del boarding nei pronto soccorso, dove i pazienti restano bloccati in attesa di un letto per tempi prolungati, poiché non vi è alcuna possibilità di trasferimento immediato nei reparti di degenza.

La complessità del quadro clinico aggrava ulteriormente la pressione, dato che il 73% dei ricoverati ha più di 70 anni e presenta in media tre diverse patologie croniche contemporanee. Secondo l’indagine, il 30% di questi ricoveri potrebbe essere evitato con una medicina territoriale efficiente, mentre il 26% dei posti letto risulta occupato impropriamente da persone che potrebbero essere dimesse, ma che restano in ospedale per la totale assenza di strutture socio-assistenziali sul territorio.

Sul fronte del personale, la situazione resta critica nonostante le misure straordinarie di reclutamento estero. L’indagine denuncia un vuoto d’organico che raggiunge il 30% tra i medici e il 21% tra gli infermieri. Si tratta di professionisti stremati che devono gestire casi ad alta intensità di cura in reparti che, paradossalmente, restano classificati come a bassa intensità assistenziale per ragioni burocratiche e di risparmio sui costi.

Desiree Addesi, presidente regionale Fadoi, sottolinea come la medicina interna sia diventata l’imbuto finale in cui confluiscono tutte le fragilità sociali e sanitarie della regione. La federazione chiede con forza una riclassificazione immediata dei reparti a medio-alta intensità e un potenziamento strutturale di mezzi e risorse. Senza un intervento radicale che vada oltre le soluzioni tampone, la sanità calabrese non sarà in grado di garantire i livelli essenziali di assistenza e la sicurezza delle cure.