La Calabria si posiziona al 21° posto nella classifica nazionale per l’efficacia del sistema di protezione sociale, ottenendo un punteggio complessivo di 60,2 su 100.
Il quadro emerge dal Welfare Italia Index 2025, curato dal Think Tank “Welfare, Italia” in collaborazione con il Gruppo Unipol e The European House – Ambrosetti. L’indagine mette in luce un divario netto tra la capacità di spesa della regione e i risultati concreti ottenuti sul territorio, delineando un sistema che fatica a trasformare le risorse in servizi efficienti per i cittadini.
Analisi della spesa e primati regionali
Sul fronte degli investimenti, la Calabria mostra una vivacità superiore rispetto alla sua posizione generale in classifica, occupando il 16° posto con un punteggio di 76,3. La regione detiene il primato nazionale per la spesa pubblica destinata alle politiche del lavoro in rapporto al PIL, attestandosi al 3,8% a fronte di una media italiana del 2,6%. Un dato analogo si riscontra nel settore dell’istruzione e della formazione, dove l’investimento calabrese raggiunge il 6,6% del PIL regionale, superando ampiamente il parametro nazionale del 3,5%.
Per quanto riguarda il comparto sanitario, la spesa pubblica pro-capite si attesta a 2.182 euro, collocando la regione al 17° posto, mentre la spesa privata si ferma a 475 euro. Resta invece critico il dato relativo agli asili nido, dove la spesa media regionale per utente è di 5.357 euro, un valore significativamente inferiore ai 7.850 euro della media nazionale.
Le fragilità del tessuto socio economico
Nonostante l’impegno finanziario, gli indicatori strutturali evidenziano le difficoltà croniche della regione, che scivola al 20° posto con un punteggio di 44,6. Il dato più allarmante riguarda la condizione giovanile: la Calabria registra la percentuale più alta in Italia di NEET (giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano), pari al 30,2%, quasi il doppio della media nazionale del 17,2%.
Pesante anche il bilancio sull’inattività lavorativa, che coinvolge il 61,1% della popolazione totale, segnando un peggioramento di 1,2 punti percentuali nell’ultimo anno. La povertà relativa familiare resta un tema centrale, colpendo il 26,8% dei nuclei calabresi, una quota molto distante dal 10,6% rilevato su base nazionale.
Segnali di miglioramento e prospettive future
All’interno di un contesto complesso si registrano alcuni trend positivi che indicano piccoli passi avanti. L’incidenza della povertà familiare è infatti diminuita di 1,6 punti percentuali, così come è cresciuta la disponibilità di posti negli asili nido, saliti a 14,7 ogni 100 bambini. Un miglioramento significativo interessa anche il mercato del lavoro femminile: il tasso di part-time involontario è sceso dal 18% al 15,5%, portando la regione al 12° posto nazionale in questa specifica categoria.
In ambito sanitario, tuttavia, i risultati restano insoddisfacenti, con la regione che occupa la 20ª posizione sia per l’efficienza dell’offerta che per lo stato di salute generale della popolazione. Il rapporto sottolinea come, per evitare che gli investimenti restino privi di impatto, sia necessaria una decisa accelerazione sugli indicatori di output, affrontando prioritariamente il nodo dell’inattività e dell’esclusione sociale dei giovani.



