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L’Agonia di Gesù a Cerisano: il capolavoro, l’emozione, la ritualità, l’applauso

Di Pierfrancesco Greco

L’applauso non è qualcosa di rituale per questo concerto … Non è neanche corretto definirlo un concerto: è musica, grande musica – certo -, sono versi, assolutamente sublimi – senza dubbio -, ma è anche pathos, emozione, commozione, riflessione, contrizione, sollievo, Passione … Sono, soprattutto, le ultime espressioni verbali che Cristo ha elargito all’Umanità dal legno insanguinato della Croce, veicolate dalle note e dalle parole … No, l’applauso non è qualcosa di rituale per l’Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo: quando il Maestro Mario Greco, compianto compositore di Cerisano, esplorando i meandri della sua sensibilità artistica, ha vergato la partitura, quando il professore Fulvio Vercillo, suo amico fraterno, ha ridato forma alla metrica di Metastasio, l’applauso non era contemplato.

È probabile, anzi, sicuro che i due Autori cerisanesi, al momento di completare la loro “creatura”, all’alba degli anni ’50 del novecento, fossero consapevoli di aver tratto un capolavoro dal respiro della loro Arte, ma l’eventuale l’apprezzamento verso il lavoro realizzato era concepito in una cornice di silenzio, magari di silenziosa meraviglia, e doveva trovare sfogo unicamente nell’anfratto intimo e imperscrutabile della coscienza di ognuno. Se lo struggente intreccio tra melodia, poesia e spiritualità fosse riuscito a scuotere l’animo dell’ascoltatore, portandone il cuore al cospetto del mistero salvifico del Cristo Salvatore del Mondo, allora si sarebbe potuto affermare di aver riscosso successo, avendo conseguito il risultato prefissato.

Risultato ottenuto sempre, dall’Agonia: le edizioni dirette dal Maestro Greco – l’ultima con la bacchetta nelle sue mani fu quella del 1995 – sono rimaste nella memoria collettiva della Comunità cerisanese, di cui l’Agonia è assurta a elemento identitario … Anche quelle successive hanno lasciato il segno … Anche quella andata in scena ieri sera … Sì, anche stavolta la Chiesa del Carmine di Cerisano è stata attraversata dal palpito di piacere indotto dall’ascolto e dal sospiro trepidante recato dal sentire interiore … Sì, quando, al termine della VII Parola, il fragore del suggestivo finale s’è dissolto, il direttore Massimo Belmonte ha spento il tablet della partitura, quando l’orchestra ha ritrovato il silenzio, quando il cantante Giuseppe De Bartolo ha messo a riposo la sua voce, quando Don Alfonso ha lasciato il pulpito, quando i figuranti abbigliati da centurioni avevano già guadagnato l’uscita, l’apprezzamento era palpabile, denso, intenso nella navata, affollata e in penombra … L’applauso non era necessario, e non c’entrava il fatto di essere qualcosa di irrituale nel contesto di riferimento: semplicemente, il silenzio era più fragoroso di ogni applauso … Ed ecco che gli orchestrali si alzano: prima i violini, poi tutti gli altri, lasciano il proscenio … E succede: si sente un battito, poi un altro, poi si associa l’intera comunità dei presenti: è l’applauso, un’ovazione … È un moto spontaneo dell’animo, che si manifesta in tal modo … E a chi importa che non sia rituale? Ora lo è!

È il giusto coronamento di una serata speciale, a cui in tanti hanno contribuito: Mario Greco, ovvero “Mastru” Mario per i cerisanesi, e il Fulvio Vercillo, su tutti, e, a seguire, l’Orchestra Camerata Harmonica, Massimo Belmonte, Peppino De Bartolo, i lettori delle parole, la Confraternita del Carmine di Cerisano, Don Alfonso Vulcano, Parroco Di Cerisano e Assistente Spirituale della Confraternita, con le sue meditazioni scritte a mano e rimaste impresse nell’animo dei presenti … E poi loro, i presenti, le donne, gli uomini, anche alcuni bambini, tutti coloro i quali, in certi casi giunti dall’hinterland, dalla presila e da altre zone della Provincia di Cosenza, non hanno rinunciato all’opportunità di lasciarsi abbracciare dalla bellezza di questo miracolo della creatività spirituale.

Sono loro ad aver dato il degno coronamento alla serata del Venerdì Santo appena trascorso, a Cerisano… Don Alfonso, alla fine, dice che, se fosse per lui, la farebbe eseguire nuovamente, tutta, da capo: “troppo bella”, sussurra … Sì, è troppo bella … Talmente bella che giunge a termine troppo presto … I musicisti sono colpiti dal favore riscosso … Io avverto – alla stregua, penso, degli altri sei, lettrici e lettori, che, insieme con me, hanno enunciato le Sette Parole – l’appagante sensazione che induce a ritenersi onorato di aver avuto una piccola, piccolissima parte nel dare voce a quest’emozione … Un’emozione che a Cerisano, nella Chiesa del Carmine, si prende la scena ogni quattri anni … Un’emozione per la quale mai, mai più sarà irrituale l’applauso …