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La Pasqua calabrese nel vivo con il rito dell’Affruntata: fede e identità nelle piazze calabresi

La Calabria vive il culmine delle celebrazioni pasquali attraverso il rito dell’Affruntata, un momento in cui la devozione religiosa si fonde con la tradizione popolare e l’identità di un intero territorio.

Da Sant’Onofrio a Stefanaconi, fino a Vibo Valentia, migliaia di persone si sono radunate per assistere all’incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto, un evento che trasforma le piazze in un palcoscenico di emozione collettiva.

Il risveglio della tradizione a Sant’Onofrio e Stefanaconi

Le celebrazioni hanno preso il via a Sant’Onofrio intorno alle 10:00, dove il silenzio dell’attesa è stato interrotto dalla corsa dei portatori. Il simulacro della Madonna, ancora avvolto nel velo del lutto, è stato condotto verso il Figlio Risorto. Il momento culminante, segnato dalla caduta del velo e dall’incontro tra le statue, ha scatenato l’applauso dei presenti, confermando un legame indissolubile tra la comunità e le proprie radici.

Poco dopo, alle 11:30, anche Stefanaconi ha rinnovato il proprio omaggio alla tradizione. La folla ha seguito con partecipazione i movimenti cadenzati dei simulacri fino alla corsa finale. In questo contesto, il gesto simbolico dell’incontro rappresenta il passaggio dalla sofferenza del Calvario alla gioia della Resurrezione, rafforzando il senso di appartenenza locale attraverso un rito che si tramanda di generazione in generazione.

Il secolare incontro nel cuore di Vibo Valentia

Allo scoccare delle 12:00, l’attenzione si è spostata nel centro di Vibo Valentia. Tra piazza Municipio e corso Vittorio Emanuele III, una folla eterogenea composta da giovani, anziani e famiglie ha atteso il rito della Svilata. La rappresentazione, priva di parole ma ricca di gestualità, ha visto San Giovanni muoversi con andatura incerta e ritrosa, quasi a voler comunicare l’incredulità del momento, prima di procedere verso l’annuncio definitivo.

L’apice dell’emozione è stato raggiunto quando il manto nero della Vergine è stato rimosso con precisione, svelando la veste festiva. Questo atto segna simbolicamente la vittoria della vita sulla morte. La precisione dei movimenti è fondamentale: nella tradizione popolare, la perfetta riuscita della caduta del velo e la stabilità dei simulacri durante la corsa sono interpretate come segni di buon auspicio per l’intero anno a venire.

Le radici storiche di un teatro sacro universale

L’Affruntata, nota anche come Cunfrunta o Cumprunta a seconda delle varianti dialettali, affonda le proprie radici nelle sacre rappresentazioni medievali e rinascimentali. Già tre secoli fa, Onofrio Brindisi descriveva questo evento come un «mirabile artificio» capace di riempire di tenerezza i cuori dei partecipanti.

“Si accresce la festa nella città di Vibo Valentia con una processione di mattina col concorso di quasi tutta la città… incontro qual riempie di molta tenerezza d’affetto i circostanti”

La manifestazione odierna, diffusa in numerosi centri del Vibonese, del Catanzarese e del Reggino, mantiene intatta la sua natura di teatro sacro. Senza l’ausilio di testi recitati, i portantini diventano i narratori di una storia universale, affidando alla forza fisica e alla precisione dei passi il messaggio della Pasqua. Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata senza imprevisti, lasciando alla comunità la certezza di una storia che continuerà a ripetersi nel tempo.