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Crisi in Medio Oriente, Teheran blocca lo Stretto di Hormuz dopo i raid israeliani in Libano

La fragilissima tregua tra Stati Uniti e Iran, annunciata dal presidente Donald Trump, è già sull’orlo del collasso. L’agenzia iraniana Fars ha riferito che il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato interrotto in risposta ai massicci raid aerei condotti da Israele in Libano. La decisione di Teheran di sigillare una delle arterie energetiche più vitali del pianeta segnala un impatto immediato sulle rotte globali e un pericoloso aumento della tensione in tutta la regione.

Il Libano fuori dall’accordo

A rendere ancora più incerta la situazione è la posizione ufficiale espressa dalla Casa Bianca. La portavoce Karoline Leavitt ha chiarito che il teatro libanese non rientra nei termini del cessate il fuoco concordato tra Washington e Teheran. Una linea confermata dallo stesso Trump, che ha definito gli scontri tra Israele e Hezbollah come «scaramucce separate» rispetto al confronto diretto con l’Iran.

Questa distinzione netta ha permesso a Tel Aviv di proseguire e intensificare le operazioni militari. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver colpito oltre 100 obiettivi in soli dieci minuti, coinvolgendo Beirut, la Valle della Beqaa e il sud del Libano. Per Teheran, tuttavia, la prosecuzione dei raid rappresenta una violazione dello spirito dell’intesa. Fonti vicine al governo iraniano hanno avvertito che, se gli attacchi non cesseranno, l’Iran si ritirerà formalmente dal patto di tregua della durata di due settimane.

Le tensioni con Israele e il ruolo del Pakistan

L’accordo ha sollevato forti malumori anche all’interno del governo israeliano. Secondo ricostruzioni del Wall Street Journal, Benjamin Netanyahu sarebbe stato informato dei dettagli della trattativa solo all’ultimo momento, attraverso una telefonata di Donald Trump avvenuta poco prima dell’annuncio ufficiale. Israele lamenta il mancato coinvolgimento nei negoziati e contesta la natura di un’intesa che considera il Libano come un fronte isolato, nonostante i profondi legami tra Hezbollah e la Repubblica Islamica.

In questo clima di estrema incertezza, il premier pachistano Shehbaz Sharif ha rivolto un appello alla massima prudenza, segnalando violazioni che minano il processo di pace. Sharif ha sottolineato la necessità che tutte le parti rispettino i termini concordati per evitare un conflitto su vasta scala.

I prossimi passi della diplomazia

Nonostante le ostilità in corso, la macchina diplomatica americana non sembra intenzionata a fermarsi. Trump ha annunciato che nuovi colloqui con i rappresentanti iraniani si terranno molto presto in Pakistan, con Islamabad che assume un ruolo centrale come mediatore. La delegazione statunitense sarà guidata da figure chiave dell’amministrazione, tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff.

Resta invece in dubbio la presenza del vicepresidente J.D. Vance. Trump ha spiegato che la sua partecipazione è ancora incerta per motivi legati alla sicurezza e alla protezione personale, data l’estrema volatilità del contesto geopolitico. L’obiettivo dei prossimi incontri sarà cercare di stabilizzare una tregua che, al momento, appare legata esclusivamente alla riapertura dei flussi marittimi nello Stretto di Hormuz.