Quando una comunità custodisce con coerenza la propria identità, prima o poi è quella stessa identità a trovare riconoscimento nel mondo.
Nei giorni scorsi, a Tirana, Papàs Elia Hagi, parroco della Chiesa matrice di Santa Maria di Costantinopoli di Vaccarizzo Albanese, è stato insignito dell’Aquila d’Oro. Si tratta di una delle più alte onorificenze della Repubblica d’Albania, già conferita in passato a personalità di rilievo internazionale. La consegna è avvenuta direttamente dalle mani del Primo Ministro Edi Rama, nell’ambito del IV Vertice della Diaspora Albanese.
L’orgoglio del sindaco Antonio Pomillo e il legame con l’Albania
Il sindaco Antonio Pomillo ha espresso profondo orgoglio e gratitudine per un riconoscimento che non appartiene soltanto a una figura autorevole come Papàs Hagi, ma all’intera comunità arbëresh che anima il borgo di Vakarici. Attraverso la fede, la lingua e i riti, la popolazione continua a mantenere viva una storia secolare. “Grazie al Primo Ministro Edi Rama per l’attenzione dimostrata verso i territori dell’Arberia, riconosciuti come parte viva e attiva della più ampia identità albanese”, ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando come il legame tra le due sponde dell’Adriatico resti solido e vitale.
Il Vertice della Diaspora a Tirana tra innovazione e radici
Il conferimento del premio si è svolto durante il Samiti IV i Diasporës Shqiptare, svoltosi nella capitale albanese lunedì 13 e martedì 14 aprile 2026, sotto il motto Through Roots We Rise. L’evento internazionale ha ribadito il ruolo della diaspora come forza trasformativa e partner strategico per lo sviluppo globale. Al centro del dibattito sono stati posti temi cruciali quali l’integrazione, l’economia, l’innovazione e il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni nel processo di crescita del Paese.
L’Arberia come cuore di una geografia culturale globale
Secondo la visione espressa dal sindaco Pomillo, questo premio dimostra che l’Arberia non rappresenta una periferia, ma è parte integrante di una geografia culturale che attraversa confini e generazioni. “I nostri borghi sono presidi identitari che parlano al mondo, e quando uno di noi viene riconosciuto a questi livelli, è tutta la comunità che si sente rappresentata”, ha aggiunto Pomillo. La figura di Papàs Elia Hagi viene descritta come quella di un custode della tradizione religiosa e linguistica, un punto di riferimento spirituale capace di interpretare l’essenza di una comunità che ha attraversato i secoli senza smarrire le proprie radici.



