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La scienza grafologica come strumento di rieducazione e tutela: l’appello della dottoressa Furlano ai vertici della giustizia

In una lettera indirizzata ai vertici dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile, la dottoressa Carmensita Furlano ha sollevato una questione di profondo rilievo sociale e giuridico: il mancato pieno riconoscimento della grafologia all’interno dei percorsi di osservazione e trattamento dei detenuti e dei minori.

La missiva, inviata al Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele, al Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile Antonio Sangermano e alla Segretaria dell’Unione Nazionale Camere Minorili Anna Lucchelli, delinea un quadro tecnico in cui la scrittura diventa una finestra fondamentale per la comprensione dell’essere umano.

Il confronto con le istituzioni e la riforma Cartabia

L’istanza promossa dalla dottoressa Furlano non è nuova ai tavoli istituzionali locali. Come specificato nel documento, la professionista ha già esposto queste tematiche in una serie di incontri con la dottoressa Loredana De Franco, Presidente del Tribunale di Cosenza, e con il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Vincenzo Capomolla. Al centro del confronto vi è la necessità di fare chiarezza su una disciplina che spesso genera confusione tra operatori, avvocati e magistrati.

Un punto nodale riguarda l’introduzione, operata dalla riforma Cartabia, della figura del grafologo giudiziario dell’età evolutiva. Si tratta di una specialistica delicata che, come sottolineato dalla Furlano, richiede una solida base in grafologia generale. Nonostante il riconoscimento normativo, l’autrice rileva come tali figure siano ancora raramente interpellate, citando come esempio critico le indagini su casi complessi che coinvolgono nuclei familiari.

Oltre il campo forense: la scrittura come encefalogramma del gesto

Secondo la dottoressa Furlano, docente di Scienza Grafologica presso l’ISSR S.F. Sales e consulente tecnico d’ufficio, esiste in Italia una conoscenza incompleta di questa disciplina. Sebbene sia comunemente associata quasi esclusivamente alla verifica di autografia, la grafologia nasce con obiettivi legati allo studio e alla promozione della persona.

“La grafologia simbolicamente è paragonata ad una encefalografia perché è la registrazione della neurofisiologia del gesto scrittorio sottomesso ad un oscillatore grafico che è la mano”, spiega la Furlano. Il grafologo viene dunque definito come uno studioso del linguaggio profondo, capace di decifrare messaggi in codice che il cervello registra sul foglio attraverso il sistema neuromuscolare.

L’importanza della disciplina per i minori e i penitenziari

Per ciò che concerne i minori, la scrittura viene descritta come un “test proiettivo perfetto”, capace di rivelare l’apertura ai rapporti umani e il livello di empatia senza che lo scrivente si senta giudicato. L’analisi grafica diventa così uno strumento di prevenzione per fenomeni quali il bullismo e l’aggressività.

Altrettanto rilevante è l’applicazione nell’amministrazione penitenziaria per gli adulti. La dottoressa richiama l’articolo 80 dell’Ordinamento Penitenziario, che permette il ricorso a esperti esterni per la rieducazione. “Non ci sarà equipe sociopsicopedagocica e medico e criminalista completa senza la figura del grafologo”, afferma con convinzione l’autrice. Per colmare il vuoto normativo, la Furlano sostiene il disegno di legge 554 per l’istituzione dell’albo nazionale, con l’obiettivo di garantire che la professione sia esercitata solo da chi possiede una formazione scientifica certificata.