Un ponte culturale e identitario ha unito l’Italia e il Kosovo durante la Fiera internazionale del Turismo di Pristina, svoltasi il 17 e 18 aprile. In una cornice che ha visto la partecipazione di realtà provenienti da oltre quindici Paesi, l’associazione Fili Meridiani APS e la società Emira Digital hanno saputo trasformare l’identità arbëreshe in una proposta turistica di respiro globale, attirando l’attenzione di operatori, istituzioni e media balcanici.
Il portale Vemi Arbëria e le radici in rete
Al centro della scena è emerso il portale Vemi Arbëria, un ecosistema digitale e umano pensato per mettere in rete le esperienze autentiche dei territori di Pallagorio, Carfizzi e San Nicola dell’Alto. Lo stand immersivo non si è limitato a mostrare immagini, ma ha permesso ai visitatori di toccare con mano la tradizione attraverso laboratori di trekking, visite guidate e incontri comunitari.
Particolarmente apprezzato è stato il laboratorio della pasta benedetta curato da Rosina Marra, che ha permesso al pubblico internazionale di immergersi fisicamente nella ritualità gastronomica locale.
Un simbolo di unione: l’abito tradizionale a Pristina
Uno dei momenti di maggiore impatto emotivo ha riguardato il coinvolgimento di tre giovani kosovare — Edvina Musaj, Rea Spahiu e Ardiana Shillova — che hanno scelto di indossare il solenne abito tradizionale arbëresh legato al rito del matrimonio. Il gesto ha rappresentato la continuità culturale tra le comunità albanesi dei Balcani e l’Arbëria italiana, dimostrando come le radici comuni superino le divisioni geografiche.
Le voci dei protagonisti e l’appello alle istituzioni
La delegazione, guidata da Ettore Bonanno insieme a Fabio Spadafora, Rosina Marra e Donato Iocca, ha ribadito la necessità di una visione strategica per il territorio. “Non sono semplici proposte turistiche, ma veri e propri viaggi nella memoria del popolo albanese — ha dichiarato Bonanno, Presidente di Fili Meridiani —. L’Arbëria rappresenta una parte viva della storia del nostro popolo e oggi può diventare anche una leva concreta di sviluppo. Per questo crediamo nella costruzione di un vero ecosistema Arbëria”.
Bonanno ha inoltre rivolto un sollecito ai decisori politici: “Non possiamo più permetterci ritardi o interventi frammentari. Serve un impegno concreto, strutturato e continuativo. Le comunità arbëreshe sono un giacimento culturale della Calabria e dell’Italia, un’eredità storica, culturale e linguistica unica che va tutelata e valorizzata con politiche adeguate”.
Verso un modello di sviluppo autentico
Fabio Spadafora ha sottolineato come l’impegno profuso da Fili Meridiani ed Emira Digital miri a una trasformazione profonda del settore: “Ci crediamo fortemente. Vemi Arbëria è un progetto in cui stiamo investendo risorse, energie, competenze e visione, perché riteniamo che possa rappresentare una svolta concreta per le comunità arbëreshe. Non è solo turismo: è un modello di sviluppo basato su autenticità, qualità e relazioni”.
L’emozione per il calore ricevuto in Kosovo è emersa chiaramente anche nelle parole di Rosina Marra e Donato Iocca, che hanno definito l’evento come un’esperienza meravigliosa, sottolineando il rispetto percepito nei confronti della cultura arbëresh.
Riconoscimenti e prospettive future
Il successo della missione è stato reso possibile anche grazie a collaborazioni d’eccellenza. La delegazione ha espresso gratitudine a Lendita Haxhitasim, già Ambasciatrice del Kosovo in Italia, per la costante sensibilità verso il mondo arbëreshe. Un ringraziamento è stato rivolto anche ad Aurora Torcasso per la realizzazione dei costumi tradizionali, all’Orafo La Pietra per i preziosi monili e alle tre testimonial kosovare.
La partecipazione alla fiera di Pristina non rappresenta un traguardo, ma un punto di partenza per una cooperazione internazionale che vede l’Arbëria candidata a diventare una destinazione competitiva, capace di generare investimenti e nuova progettualità.



