La scomparsa del professore Antonio Trento segna un momento di profonda tristezza per la Calabria e per l’organizzazione di volontariato Basta Vittime sulla Strada Statale 106. Già componente del consiglio direttivo e membro onorario, Trento ha rappresentato una delle coscienze civili più autentiche del territorio, dedicando la propria esistenza alla tutela della vita umana dopo la tragedia personale vissuta nel 2003.
La sua attività è stata indissolubilmente legata alla trasformazione del dolore in impegno collettivo. Dopo aver perso il figlio Giuseppe e l’amico Claudio Mazzietello in un incidente stradale sul Ponte Molinello, Trento non scelse il silenzio, ma la lotta civile. Come presidente dell’associazione Capodanno in Paradiso e attraverso il suo ruolo nell’Organizzazione, ha incarnato una cittadinanza attiva e coraggiosa, capace di interpellare direttamente le istituzioni e il potere politico.
Resta impressa nella memoria collettiva la sua ferma denuncia espressa nel 2021 durante una trasmissione televisiva nazionale, quando dichiarò: «Sono convinto che tantissimi funzionari e politici calabresi finiranno all’inferno. E finiranno all’inferno non perché hanno ucciso o hanno sparato come la mafia ma perché non hanno fatto quello che dovevano fare quando dovevano farlo». Un monito rivolto a chi, pur percependo uno stipendio pubblico, non adempie al dovere di garantire la sicurezza dei cittadini nonostante le costanti sollecitazioni delle popolazioni locali.
Lo stallo dei lavori e la battaglia legale
Il ricordo della figura di Antonio Trento si intreccia oggi con una nuova denuncia relativa alla sicurezza stradale. L’organizzazione esprime profonda indignazione per il blocco dei lavori di messa in sicurezza del Ponte Molinello di Cariati, l’infrastruttura dove perse la vita il figlio del professore. Nonostante il finanziamento ottenuto e l’approvazione del progetto esecutivo dopo un decennio di battaglie, il TAR della Calabria ha accolto il ricorso di un privato, concedendo una sospensiva che ha paralizzato il cantiere.
L’associazione punta il dito contro quella che definisce una burocrazia che sacrifica le vite umane sull’altare delle carte bollate e contesta duramente il comportamento del consulente tecnico d’ufficio incaricato dal tribunale. Quest’ultimo non avrebbe ancora depositato la memoria tecnica, nonostante due proroghe già concesse. Tale immobilismo viene giudicato intollerabile e pericoloso per l’incolumità pubblica.
L’Organizzazione di Volontariato ha già annunciato che, in assenza di uno sblocco immediato dei lavori, è pronta a rivolgersi al Consiglio di Stato e, se necessario, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. L’obiettivo resta quello di evitare che l’indifferenza e i ritardi amministrativi continuino a condannare il territorio all’insicurezza. Il lascito morale di Antonio Trento, testimone di giustizia e uomo libero, continuerà a guidare le azioni dell’associazione contro ogni forma di silenzio istituzionale.



