Le osservazioni presentate da Potere al popolo! Calabria in merito al progetto del parco eolico offshore denominato “Enotria” (ID VIP 12576) sollevano interrogativi profondi sulla natura della transizione ecologica nel Mezzogiorno.
Secondo il movimento, l’iniziativa non rappresenta un passo verso la sostenibilità, bensì il riproporsi di un paradigma che vede la terra calabrese come un mero bacino di risorse da cui estrarre valore a beneficio di interessi esterni, lasciando sul territorio servitù industriali e danni paesaggistici.
La fragilità finanziaria e il modello speculativo
Uno dei punti centrali della critica riguarda la struttura del proponente. Viene evidenziata un’inquietante fragilità strutturale legata all’esiguità del capitale sociale della società di scopo incaricata del progetto. Questa configurazione è interpretata come una strategia finanziaria volta a massimizzare i profitti privati, proteggendo i reali investitori da eventuali responsabilità civili e ambientali. In questo modo, l’onere di futuri fallimenti o delle necessarie bonifiche rischierebbe di ricadere interamente sulla collettività.
L’impatto sul Golfo di Squillace e l’economia del mare
L’installazione delle turbine nel Golfo di Squillace viene descritta come un vero e proprio esproprio del mare. Il tratto costiero interessato non è considerato uno spazio vuoto, ma un ecosistema vitale per pescatori e marinai che ne custodiscono l’equilibrio da generazioni. L’imposizione di un gigantismo tecnologico di tale portata minaccia di smantellare un’economia locale basata su tradizioni secolari, senza garantire ricadute occupazionali reali per i residenti.
A sostegno di questa tesi, il movimento dichiara: “Dietro la rassicurante retorica della transizione ecologica scorgiamo il riproporsi di un paradigma coloniale che la Calabria conosce fin troppo bene: l’estrazione di valore da una terra trattata come un bacino di risorse da saccheggiare per alimentare interessi distanti, lasciando sul posto soltanto macerie paesaggistiche”.
Tutela costituzionale e sovranità energetica
Il dibattito si sposta poi sulla tutela del paesaggio, bene protetto dall’Articolo 9 della Costituzione italiana. Potere al popolo sostiene che l’industrializzazione forzata del litorale sia guidata esclusivamente dalla ricerca di incentivi finanziari e non da una pianificazione pubblica virtuosa. La visione proposta come alternativa è quella di una sovranità energetica popolare, basata su comunità energetiche pubbliche che sottraggano l’energia alle logiche di mercato per destinarla al riscatto delle aree più fragili.
L’appello al principio di precauzione
In conclusione, viene richiesto alle Autorità competenti l’applicazione rigorosa del Principio di Precauzione. In presenza di incertezze sugli impatti ecosistemici e sociali, la posizione del movimento è netta: il diritto alla bellezza e l’autodeterminazione del popolo calabrese devono prevalere sulle logiche speculative. Difendere l’orizzonte marino non è considerato un mero capriccio estetico, ma un dovere civile per ribadire che il futuro della regione appartiene a chi la vive.



