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Dal sogno in Calabria al network globale: i 33 anni di giornalismo di Antonio Nesci raccontati a New York

Trentatré anni di giornalismo, iniziati tra i banchi di scuola e arrivati fino alla costruzione di un network editoriale digitale diffuso in tutta Italia e all’estero. È il percorso raccontato da Antonio Nesci, editore de La Prima Pagina, protagonista di una lunga intervista andata in onda su WGBB Radio e condotta da Attilio Carbone.

Un racconto che parte da lontano, dagli anni ’90, quando ancora adolescente Nesci muoveva i primi passi nella scrittura, collaborando con testate locali e giornali scolastici. «Avevo appena 12 anni – ricorda – ma già sentivo forte la passione per raccontare quello che accadeva intorno a me».

Il salto arriva nel 1999, con le prime firme sulla carta stampata: «Vedere il proprio nome su un giornale è un’emozione unica, soprattutto se fai questo lavoro con passione». Da lì, l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti nel 2002 e una crescita professionale costruita senza scorciatoie, “con sacrificio e onestà intellettuale”.

Nel percorso anche la radio, esperienza che Nesci definisce “straordinaria palestra”, tra conduzioni, cronache sportive e collaborazioni televisive. Ma è il 2009 l’anno della svolta: nasce La Prima Pagina, progetto editoriale interamente digitale, quando in Italia il web era ancora una frontiera poco esplorata.

«All’epoca sembrava una scommessa – spiega – oggi è la normalità. Ma allora parlare di giornale online era quasi rivoluzionario». Una visione che si rivela vincente, anche grazie all’ingresso nel circuito di Google News nel 2013, passaggio che segna una crescita esponenziale della testata.

Negli anni successivi, il progetto si espande: nuove testate locali, da Milano a Torino, da Roma a Genova, fino alla costruzione di una rete editoriale diffusa e strutturata. «Siamo partiti in pochi, oggi siamo una comunità di oltre 500 collaboratori. Più che un gruppo di lavoro, una famiglia».

Al centro, sempre lo stesso principio: il giornalismo come responsabilità. «Il giornalista è uno scriba del tempo – sottolinea Nesci – deve raccontare i fatti senza alterazioni. Le persone si fidano di quello che diciamo, e questa fiducia va rispettata».

Un passaggio significativo riguarda anche l’apertura internazionale, con progetti rivolti alle comunità italiane all’estero, in particolare in Canada e negli Stati Uniti. Un ponte culturale che si lega perfettamente al contesto dell’intervista trasmessa per gli italiani d’America su WGBB Radio.

Nel dialogo con Attilio Carbone emerge anche una riflessione più ampia sul presente dell’informazione: dalla moltiplicazione delle testate online alla necessità di distinguersi per credibilità e qualità. «Oggi è facile aprire un giornale, difficile è mantenerlo nel tempo. Serve fiducia, continuità e capacità di adattarsi».

Infine, il valore umano del percorso: incontri, collaborazioni, relazioni costruite negli anni. «La soddisfazione più grande – conclude Antonio Nesci – non è solo il lavoro fatto, ma le persone incontrate lungo la strada».

Un’intervista che diventa così non solo un bilancio professionale, ma anche una testimonianza di come il giornalismo, pur cambiando forma, continui a vivere nella passione di chi lo pratica ogni giorno.