La storia di Rosanna Melara e di suo figlio Gabriele, un bambino di 10 anni affetto da disturbo dello spettro autistico, rappresenta uno spaccato amaro della realtà sociale contemporanea.
Rosanna ha dedicato interamente la propria vita al benessere del figlio, arrivando a trasferirsi da Palmi a Reggio Calabria per garantire a Gabriele la vicinanza necessaria alle strutture e alle attività quotidiane fondamentali per il suo percorso. Eppure, nonostante la dedizione e i sacrifici, oggi questa madre si ritrova a dover combattere una battaglia inaspettata: quella contro il pregiudizio che le impedisce di trovare un’abitazione.
Il rifiuto sociale e le barriere dell’affitto
La denuncia di Rosanna mette in luce una forma di discriminazione strisciante ma devastante. La donna riferisce di aver tentato in ogni modo di trovare una sistemazione dignitosa, scontrandosi però sistematicamente con la chiusura dei proprietari immobiliari. Le porte si chiudono non appena viene menzionata la disabilità del figlio. “Appena vengono a sapere che mio figlio è autistico, si tirano indietro, dicendo che non vogliono problemi”, ha dichiarato Rosanna, evidenziando come la condizione di Gabriele venga percepita non come una circostanza di vita da accogliere, ma come un onere o un potenziale disturbo da evitare.
La perdita dell’assegno e l’emergenza abitativa
Le radici di questa emergenza risalgono ad alcuni mesi fa, quando Rosanna ha perso il diritto all’assegno di inclusione a causa di pendenze amministrative legate al passato. Questa improvvisa instabilità economica ha reso impossibile il mantenimento del canone d’affitto della casa in cui vivevano a Gallico. Ad aprile, con un sussidio di accompagnamento di soli 500 euro, la madre si è vista costretta a lasciare l’abitazione e ad accettare una sistemazione temporanea in una casa famiglia, l’unica soluzione disponibile per evitare la strada.
La battaglia legale per un contratto violato
Una volta stabilizzata la propria posizione finanziaria, Rosanna ha cercato di rientrare nella vecchia abitazione, confidando nella validità del contratto di locazione che sarebbe dovuto scadere il 31 gennaio 2027. Tuttavia, il proprietario le ha comunicato di aver già affittato l’immobile a terzi. “Mi ha detto che la casa l’aveva affittata, ma io avevo un contratto che scadeva nel 2027”, spiega la donna, che ora si trova impegnata in una complessa disputa legale per vedere riconosciuti i propri diritti contrattuali, mentre la necessità di un tetto rimane un’urgenza quotidiana.
Un appello alla solidarietà e ai diritti civili
Nonostante i tentativi di ricerca estesi anche alla città d’origine, Palmi, il muro di diffidenza rimane solido. La vicenda di Rosanna Melara solleva interrogativi profondi sulla capacità della società di garantire il diritto all’abitare per le categorie più fragili. La discriminazione abitativa verso le famiglie con figli disabili è una barriera invisibile che mina la dignità della persona e isola i nuclei familiari già messi alla prova da percorsi terapeutici e assistenziali complessi. Rosanna chiede oggi una soluzione concreta: un ambiente sereno e sicuro dove poter crescere Gabriele, lontano dall’emarginazione e dai pregiudizi di chi vede nella disabilità solo un potenziale problema.



