L’Associazione di Base dei Consumatori della Calabria interviene con forza sul caso di Maria Francesca Barbieri, evidenziando le criticità di un sistema sanitario che troppo spesso costringe i cittadini a cure lontane dalla propria terra o a scontrarsi con muri burocratici invalicabili. La vicenda ha inizio con il ricovero della donna in Campania, terminato con una richiesta d’aiuto disperata a Saverio Bartoluzzi di ABACO per una diagnosi ematologica che pareva senza speranza.
In sole 48 ore, l’associazione è riuscita a ottenere il trasferimento di Maria Francesca all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Qui, in breve tempo, i timori emersi fuori regione sono rientrati, suggerendo una valutazione clinica precedente eccessiva, se non errata. Dopo una settimana di cure, la donna è stata dimessa con la necessità impellente di intraprendere un percorso riabilitativo in una struttura pubblica vicina alla propria abitazione a Pizzo per recuperare la mobilità.
Il nodo delle RSA e il diritto alla prossimità delle cure
La ricerca di un centro riabilitativo ha messo in luce le carenze del territorio vibonese. Nonostante la necessità di una dimissione protetta con assistenza ad alta intensità, le opzioni prospettate dai servizi sociali sono risultate logisticamente distanti e inadeguate. La famiglia ha indicato la struttura Don Mottola di Drapia, regolarmente accreditata, come soluzione ideale per garantire la continuità affettiva e il supporto quotidiano del marito.
La risposta del Distretto Sanitario Unico, a firma della dottoressa Maria Dolores Passante, ha però frenato le speranze, dichiarando che i dieci posti letto convenzionati con l’ASP di Vibo Valentia risultano attualmente tutti occupati. Da quel momento, sulla pratica è calato il silenzio, nonostante i solleciti inviati via PEC da ABACO per conoscere le determinazioni dell’azienda sanitaria.
Una proposta basata sulla normativa vigente
ABACO non accetta che il diritto alla salute rimanga intrappolato nei vincoli dei posti letto convenzionati quando esistono margini normativi e finanziari per intervenire. L’associazione ha rivolto un appello diretto al Commissario Straordinario dell’ASP di Vibo Valentia, il dottor Sestito, suggerendo una soluzione tecnica percorribile.
Considerando che l’attività del Don Mottola è ripresa l’11 aprile 2026, si è verificato un mancato consumo di budget nel periodo precedente dell’anno. ABACO propone di utilizzare tali somme non spese per aumentare temporaneamente i posti convenzionati o per autorizzare inserimenti in via eccezionale. Questa richiesta si fonda sull’articolo 8-quinquies del decreto legislativo 502 del 1992, il quale stabilisce che il rapporto tra aziende sanitarie e strutture accreditate deve basarsi sui volumi di prestazioni e sui limiti di spesa complessivi, piuttosto che su una rigida e immutabile determinazione dei posti letto.
Difesa dei livelli essenziali di assistenza
La situazione di Maria Francesca rientra pienamente nei livelli essenziali di assistenza previsti dal DPCM del 12 gennaio 2017. Il quadro clinico richiede un monitoraggio medico costante e un supporto infermieristico elevato, elementi che rendono l’accesso a una struttura territoriale appropriata un diritto soggettivo e non una concessione discrezionale.
ABACO Calabria ribadisce che non permetterà che i diritti dei cittadini vengano calpestati dalle tempistiche della malasanità regionale. La lotta prosegue affinché la gestione dei budget sanitari non diventi un ostacolo alla riabilitazione e al benessere dei pazienti che, dopo aver già subito i disagi delle migrazioni sanitarie, hanno il diritto di curarsi dignitosamente a pochi chilometri da casa.



