Il tumore del pancreas continua a essere una delle neoplasie più temute e difficili da trattare. In Italia provoca ogni anno circa 15.000 decessi e, nonostante i progressi della medicina oncologica, le opzioni terapeutiche disponibili restano ancora limitate, soprattutto nelle forme metastatiche più avanzate.
Per questo motivo la comunità scientifica guarda con enorme interesse ai risultati dello studio clinico di fase 3 RASolute 302, presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), uno degli appuntamenti più importanti al mondo nel settore oncologico. Al centro dell’attenzione c’è una nuova molecola sperimentale, chiamata daraxonrasib, che potrebbe aprire una nuova era nella cura del tumore del pancreas.
Un farmaco orale che raddoppia i tempi di sopravvivenza rispetto alla chemioterapia
I risultati dello studio hanno coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti trattamenti chemioterapici di prima linea. I dati mostrano un risultato che gli oncologi definiscono straordinario: i pazienti trattati con daraxonrasib hanno raggiunto una sopravvivenza media superiore a 13,2 mesi, contro i 6,7 mesi ottenuti con la chemioterapia tradizionale.
Il principio attivo agisce come inibitore multiselettivo della proteina RAS, riuscendo a bloccare i segnali di crescita tumorale sia nei casi con mutazione genetica sia in quelli non mutati (wild-type). La nuova terapia a somministrazione orale è riuscita a ridurre il rischio di decesso del 60%, quasi raddoppiando l’aspettativa di vita in una categoria di pazienti per la quale, fino a oggi, le possibilità terapeutiche erano estremamente limitate.
Maggiore tollerabilità e riduzione degli effetti collaterali gravi
Oltre all’efficacia clinica in termini di prolungamento della vita, la sperimentazione ha evidenziato un profilo di sicurezza favorevole rispetto ai trattamenti citotossici standard. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore si sono verificati nel 43,6% dei soggetti trattati con la nuova molecola, a fronte del 57,5% registrato nel braccio di controllo sottoposto a chemioterapia.
La maggiore tollerabilità del farmaco è confermata anche dalla drastica riduzione dei tassi di interruzione definitiva della terapia a causa di tossicità, pari all’1,2% per daraxonrasib contro l’11,2% della chemioterapia tradizionale, consentendo così il mantenimento di una migliore qualità della vita globale durante il percorso di cura.
I dati dello studio clinico presentati ad ASCO aprono la strada verso una potenziale ridefinizione degli standard terapeutici per l’adenocarcinoma pancreatico avanzato dopo il fallimento delle terapie iniziali.



