Le recenti dichiarazioni espresse in conferenza stampa da Francesco Manna, Andrea Borsani e Armando Filomia hanno sollevato una fitta polemica attorno alla gestione dell’impianto natatorio comunale di Cosenza. La replica del gestore della struttura, Carmine Manna, non si è fatta attendere. Documenti alla mano, il gestore ha voluto ristabilire la realtà dei fatti, respingendo fermamente le accuse legate a una presunta carenza di infrastrutture e a comportamenti ostruzionistici.
La questione della legittimazione giuridica delle società
Il primo punto affrontato da Carmine Manna riguarda la titolarità delle sigle sportive coinvolte nella contestazione. Secondo quanto dichiarato dal gestore, i tre esponenti che hanno alimentato il dibattito non avrebbero la facoltà legale di esprimersi a nome delle società AQA e Cosenza Pallanuoto.
“Le accuse di una presunta carenza di infrastrutture e di ostruzionismo sono totalmente false – ha detto Carmine Manna – Ma c’è un dato ancora più clamoroso: le persone che hanno puntato il dito non hanno nemmeno la legittimazione giuridica per parlare a nome delle società sportive AQA e Cosenza Pallanuoto: non si capisce in che veste i tre si siano presentati davanti ai giornalisti. Carte alla mano, i tre potrebbero rappresentare la Polisportiva Smile, società sportiva nata nello scorso mese di marzo, che, però, attualmente non ha alcun atleta agonistico tesserato, non gestisce alcun impianto e non ha alcun contratto con le nostre piscine. Le uniche vere società sportive titolari dei diritti e dei rapporti con l’impianto sono la società AQA, rappresentata dal Presidente Angela Manna, e la Cosenza Pallanuoto, guidata dal Presidente Francesco Palermo. I tre soggetti che hanno alimentato la polemica non hanno cariche legali in queste società: le loro sono dichiarazioni fatte a titolo del tutto personale, prive di valore giuridico”.
Spazi garantiti e nodi regolamentari per la Serie A1
Un altro aspetto centrale della controversia riguarda il destino della squadra femminile di pallanuoto, che milita nel massimo campionato nazionale. Il gestore ha smentito categoricamente l’ipotesi di un trasferimento forzato o di una rinuncia al torneo a causa della mancanza di spazi idonei all’interno della struttura cosentina.
“Dire che la squadra è costretta a rinunciare al campionato o a trasferirsi per mancanza di spazi è una bugia – ha proseguito il gestore – La piscina comunale ha sempre garantito, e garantisce tuttora, alla squadra di pallanuoto femminile, che milita nel campionato di serie A-1, la disponibilità quotidiana degli spazi per gli allenamenti e per le partite di campionato in modo totalmente gratuito. Per regolamento non servono le vasche scoperte: ci si può allenare e giocare tranquillamente al coperto, come questa città ha fatto con successo per tantissimi anni. Quello che il gestore non può accettare sono le pretese fuori dalla realtà, come la richiesta di occupare la struttura per più di 8 ore al giorno, sin dalle 6 del mattino, sette giorni su sette, bloccando l’accesso a tutti gli altri cittadini”.
Gli accordi col Comune e i costi reali della vasca scoperta
La gestione logistica ed economica degli spazi destinati all’agonismo era stata precedentemente oggetto di un tavolo istituzionale coordinato dall’amministrazione comunale, un dettaglio che, secondo Carmine Manna, sarebbe stato omesso durante la conferenza stampa dei contestatori.
“E sempre in riferimento alla gestione degli spazi, per tutte le attività agonistiche, occorre citare un altro avvenimento, non citato in conferenza – ha precisato Carmine Manna – Il Comune di Cosenza, nella persona del sindaco Franz Caruso, ha convocato le parti ed era stato, in quella sede, raggiunto un accordo che prevedeva il pagamento di una somma quasi simbolica e ben lontana dai tariffari utilizzati. Anche questo accordo non è stato rispettato da parte di chi ha usufruito degli spazi, se non in minima parte. E’ facile, del resto, fare promesse e chiedere aperture anticipate quando non si è mai gestito un impianto pubblico e non si è mai pagata una bolletta in vita propria. Mettere in funzione la piscina scoperta significa riscaldare oltre 3.000 metri cubi d’acqua. Un’operazione che comporta costi esorbitanti: i consumi energetici, infatti, sfiorano circa 20.000 euro al mese per il gas e 11.000 euro per l’energia elettrica. A fronte di queste spese a carico del gestore, la proposta economica ricevuta dalla FIN era di 42.000,00 all’anno, mentre i costi vivi per l’apertura superavano i 30.000 euro mensili, senza considerare i costi di gestione: i costi superavano di gran lunga gli incassi ed un buon padre di famiglia non butterebbe mai i soldi dalla finestra per assecondare i capricci di soggetti esterni, soprattutto quando c’è un contratto d’appalto preciso da respecter”.
Il Meeting di nuoto e i rapporti con la FIN Calabria
Il gestore ha poi allargato la riflessione al bilancio delle ultime manifestazioni sportive organizzate in città, respingendo l’addebito di responsabilità circa il mancato svolgimento del tradizionale Meeting di nuoto e chiamando in causa direttamente i vertici regionali della Federazione Italiana Nuoto.
“Appare troppo comodo – ha precisato il gestore – scaricare le proprie colpe sulla gestione della piscina per giustificare i fallimenti sportivi. Il Meeting di nuoto non è saltato per colpa della struttura, nè per la mancata partecipazione del Comune di Cosenza Quando l’evento era gestito seriamente da Giancarlo Manna portava a Cosenza 1.400 atleti da tutta Italia; l’ultima edizione organizzata da chi oggi protesta non ha raggiunto nemmeno i 100 iscritti. Questo significa distruggere un patrimonio sportivo con la propria miopia. In tutto questo, si inserisce l’attacco del Presidente regionale della FIN, Alfredo Porcaro, che, nel recente passato, ha inviato una PEC al Sindaco chiedendo di togliere la gestione dell’impianto della piscina scoperta senza nemmeno avviare un confronto con noi. Un vero e proprio tentativo di “golpe” che nasconde una sua forte preoccupazione politica”.
La posizione della governance dell’impianto resta dunque ferma sulle prerogative contrattuali e sulla sostenibilità economica della struttura, escludendo passi indietro di fronte alle critiche sollevate.
“Alla luce dei fatti – ha concluso Carmine Manna – appare chiaro come il gestore non abbia sfrattato nessuno, sia disponibile ad ospitare il Comitato regionale calabro della Fin, ma non abbia intenzione di cedere a pressioni indebite. Continueremo a tutelare l’efficienza della piscina e la nostra onorabilità in tutte le sedi competenti”.
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