La Procura di Catanzaro ha iscritto nel registro degli indagati cinque professionisti nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità riscontrate nei lavori di protezione del litorale ionico. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono frode nelle pubbliche forniture, truffa e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Nei confronti dei cinque soggetti è stata inoltre avanzata una richiesta di misura interdittiva.
Al centro dell’attività investigativa vi sarebbero carte false relative alla quantità di materiali e alle lavorazioni impiegate nei cantieri, oltre alla realizzazione di opere difformi rispetto a quanto stabilito nel progetto esecutivo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i raggiri sarebbero serviti per indurre in errore la Regione Calabria, ottenendo l’erogazione di acconti sui lavori per un importo complessivo di 1.196.972,76 euro sulla base di documentazioni ritenute mendaci.
Gli indagati coinvolti nell’operazione sono Ignazio Aquilino, 66 anni, residente ad Agrigento; Giovanna Chiodo, 63 anni, residente a Rende; Rosa Maria Gallelli, 60 anni, residente a Badolato; Stefania Romanò, 51 anni, residente a Vibo Valentia e Olga Saraco, 63 anni, residente a Guardavalle.
Le difformità strutturali sul litorale tra Copanello e Punta Stilo
I fatti contestati si riferiscono all’esecuzione del contratto di appalto stipulato dalla società Icogen srl con l’ente regionale, finalizzato al completamento delle opere di difesa costiera e alla ricostruzione del tratto di litorale compreso tra Copanello e Punta Stilo.
Ignazio Aquilino, in qualità di procuratore speciale e direttore tecnico dell’impresa appaltatrice, è accusato di aver consegnato opere non conformi al progetto originario. Nel comune di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, la Procura contesta l’impiego per il tronco strutturale a terra di massi con un peso nettamente inferiore rispetto agli standard previsti e l’utilizzo di blocchi in calcestruzzo non autorizzati. Le barriere soffolte sommerse sarebbero state realizzate senza seguire la geometria progettuale, lasciando i massi sparpagliati sul fondale invece che accatastati, compromettendo così l’efficacia della protezione contro l’erosione e creando potenziali pericoli per la navigazione.
Ulteriori omissioni sono state registrate a Isca sullo Ionio, dove non sarebbe stato eseguito il previsto ripascimento protetto di 450 metri con 50.000 metri cubi di sabbia, e a Soverato, dove la costruzione delle barriere non avrebbe rispettato i vincoli del progetto.
La falsificazione dei registri e dei verbali di collaudo
Il meccanismo illecito si sarebbe consolidato attraverso la redazione di atti pubblici non rispondenti al vero. Il responsabile unico del procedimento Giovanna Chiodo e il direttore dei lavori Olga Saraco avrebbero firmato libretti delle misure contenenti quantitativi di materiali superiori a quelli effettivamente utilizzati e stati di avanzamento dei lavori basati su rilievi falsi.
A tali condotte si aggiungerebbero quelle del direttore operativo Rosa Maria Gallelli e del collaudatore Stefania Romanò, che avrebbero sottoscritto verbali di visita di collaudo in corso d’opera attestando la regolare esecuzione degli interventi. Per queste ultime posizioni viene contestata l’aggravante di aver agito nell’ambito di forniture destinate a prevenire un comune pericolo o un pubblico infortunio.
L’impianto accusatorio evidenzia come l’inoltro di questa documentazione abbia permesso alla Icogen srl di incassare ingenti somme pubbliche per interventi mai realizzati o eseguiti in modo difforme, nonostante la consapevolezza da parte dei tecnici della mancanza di conformità delle opere.



