Il disagio economico e sociale in Italia ha ormai perso i contorni dell’eccezionalità temporanea, trasformandosi in una condizione stabile e radicata. Il Report statistico 2026 di Caritas Italiana, intitolato “Sempre più poveri, sempre più a lungo” e basato sulle informazioni raccolte nel 2025, descrive una realtà nazionale complessa che trova nella Calabria uno dei territori più esposti alle difficoltà occupazionali ed educative.
Record di assistiti in Italia e il quadro in Calabria
Nel corso del 2025, la rete dei centri di ascolto Caritas ha fornito supporto a 282.539 persone a livello nazionale. Si tratta del dato più alto mai registrato nella storia del report, con un incremento dell’1,7% rispetto all’anno precedente e una crescita complessiva del 48% nell’ultimo decennio.
In Calabria le persone assistite sono state 5.259. Pur registrando un numero di famiglie rivolte alla Caritas inferiore alla media nazionale in rapporto alla popolazione residente (4,21 per mille contro 6,06 per mille), la regione presenta un carico medio per singolo centro di ascolto particolarmente elevato. Nei 48 centri calabresi la media è stata di 116,9 utenti per struttura, un valore nettamente superiore sia alla media nazionale (80,3) sia a quella della macroarea del Mezzogiorno (72,8). Una discrepanza che si inserisce in un contesto regionale in cui, secondo i dati Istat del 2025, il rischio di povertà o esclusione sociale tocca il 35,6% della popolazione.
Disoccupazione e la crescita dei lavoratori poveri
L’assenza di un impiego stabile rimane una delle principali cause di vulnerabilità nel territorio calabrese: tra i cittadini che si sono rivolti ai servizi Caritas, il 47,3% risulta disoccupato e il 4,4% dichiara di essere occupato in attività irregolari, a fronte di un ristretto 11,8% che possiede un’occupazione regolare.
A livello nazionale, il report evidenzia come il lavoro non costituisca più una garanzia automatica contro l’indigenza. È in costante aumento il fenomeno dei “working poor”, persone che, pur avendo un impiego, non riescono a ottenere una remunerazione sufficiente per il sostentamento biologico e sociale del proprio nucleo familiare. Il fenomeno incide in modo significativo sulle fasce d’età centrali, in particolare tra i 35 e i 54 anni, e si sviluppa con maggiore intensità nelle aree del Mezzogiorno caratterizzate da livelli salariali mediamente più bassi.
Il legame tra carenza formativa ed esclusione sociale
L’indagine mette in luce una forte correlazione tra la vulnerabilità economica e il livello di istruzione. In Calabria, oltre i due terzi degli utenti intercettati dai centri di ascolto possiedono al massimo la licenza media inferiore.
Nello specifico, il 36,6% degli assistiti ha conseguito la sola licenza media, il 14,8% ha interrotto il percorso scolastico dopo la scuola elementare e il 10,7% è privo di qualsiasi titolo di studio. I laureati rappresentano una quota minoritaria, pari al 5,9%. Questo divario formativo limita l’accesso a professioni qualificate, riduce il potere contrattuale sul mercato del lavoro e favorisce la trasmissione intergenerazionale del disagio.
Nuclei con minori, anziani e l’aumento delle solitudini
Le famiglie con figli restano i soggetti maggiormente esposti alla necessità di aiuti: oltre la metà delle persone supportate da Caritas in Italia convive con figli minorenni. Le spese fisse legate alla crescita, alla cura e all’istruzione dei minori gravano pesantemente sui bilanci domestici, aumentando il rischio di povertà ereditaria.
Contemporaneamente, si assiste a un marcato invecchiamento della platea degli assistiti. In dieci anni, il numero degli over 65 che hanno richiesto supporto alla rete Caritas in Italia è aumentato del 191%. Questo incremento si associa a un progressivo isolamento sociale, con la percentuale di persone che dichiarano di vivere sole salita dal 23,8% al 32,9% del totale complessivo. In Calabria, tale dinamica risente anche dello spopolamento delle aree interne e dell’emigrazione giovanile, fattori che riducono le reti di protezione familiare.
Per quanto riguarda la composizione demografica degli assistiti in ambito regionale, la fragilità attraversa le diverse componenti della società: il 54,4% degli utenti è di nazionalità straniera, mentre il 44,8% è composto da cittadini italiani. Il 57% del totale è rappresentato da uomini e il 43% da donne.
Casa, salute e la cronicizzazione del disagio
L’emergenza si estende oltre la mancanza assoluta di un tetto, configurandosi spesso come difficoltà nel mantenere l’abitazione a causa dell’insostenibilità dei costi di locazione e delle utenze energetiche. Al problema abitativo si somma la crescita dei bisogni di natura sanitaria, aumentati del 69% in un decennio, all’interno dei quali assume una rilevanza sempre maggiore il disagio psicologico e mentale.
Il report si chiude con un focus sulla cronicizzazione delle condizioni di indigenza. Più del 28% degli assistiti riceve supporto da almeno cinque anni, a fronte di una diminuzione della quota dei “nuovi poveri”. Il problema principale evidenziato dall’organizzazione non è più soltanto l’accesso alla fascia di vulnerabilità, ma la persistenza e la difficoltà oggettiva di uscire da una condizione di marginalità strutturale.



