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Il grande inganno del decreto flussi: diecimila euro per un lavoro fantasma e un letto a terra

Un sistema di sfruttamento strutturato, ramificato e nascosto dietro le maglie burocratiche del decreto flussi 2024. È quanto emerge dalla dettagliata denuncia presentata da un cittadino tunisino all’Ispettorato territoriale del Lavoro di Cosenza il 24 giugno del 2025. L’esposto svela i meccanismi di un fenomeno che l’inchiesta de L’Altravoce-Il Quotidiano continua a monitorare: un nuovo caporalato gestito da intermediari stranieri con la presunta complicità di referenti e aziende italiane.

Il prezzo del viaggio e i costi per la burocrazia

Karim, ingegnere tunisino giunto in Italia tramite le quote regolari di ingresso, ha riferito di aver dovuto versare ben 10.000 euro a un intermediario suo connazionale prima della partenza. La cifra avrebbe dovuto garantire un contratto di lavoro e un alloggio. Una volta arrivato a Piacenza, prima tappa del viaggio, le richieste di denaro sono proseguite: 350 euro per l’attivazione di una casella pec necessaria a richiedere l’appuntamento in Prefettura e ulteriori 350 euro mensili per un posto letto.

La denuncia evidenzia come la medesima situazione abbia coinvolto altri 67 cittadini tunisini, tutti agganciati nei paesi d’origine. Le condizioni abitative descritte nell’esposto risultano degradanti, con appartamenti sovraffollati fino a quindici persone costrette a dividere due soli bagni e quattro letti, organizzando turni per dormire o riposando a terra anche all’aperto.

Le tappe della vicenda tra Milano e la Calabria

Il percorso per ottenere il perfezionamento del contratto di soggiorno ha subito numerosi ritardi. Nonostante l’interessamento diretto del lavoratore presso la Prefettura di Milano, alla presenza dell’intermediario e di un dirigente dell’azienda coinvolta – avente sede anche a Rende, in provincia di Cosenza –, la firma è stata inizialmente posticipata per incompletezza documentale. Successivamente, a seguito delle proteste del lavoratore per i continui rinvii, la società ha formalizzato i contratti escludendo il solo Karim.

Dopo lo sgombero dell’alloggio di Piacenza da parte dei Carabinieri, e in seguito all’intervento dei legali della Cgil, l’azienda ha infine trasferito i lavoratori in Calabria, a Terranova da Sibari, per l’impiego in un cantiere per la posa della fibra ottica.

Il lavoro in Calabria e i trattenuti in busta paga

Secondo quanto depositato agli atti dell’Ispettorato, anche il periodo di impiego in provincia di Cosenza è stato caratterizzato da gravi irregolarità. I lavoratori sarebbero stati impiegati in compiti estranei alla mansione principale, come il ripristino di una piscina privata riconducibile al titolare dell’azienda.

I turni dichiarati andavano dalle ore 6 alle ore 18, ma la denuncia segnala il conteggio di un numero inferiore di ore in busta paga, oltre a una trattenuta mensile di 350 euro per l’alloggio – una struttura con il soffitto danneggiato e infiltrazioni d’acqua – e alla richiesta di ulteriori 300 euro in contanti ogni mese. Al termine di cinque mesi di attività, il contratto di Karim non è stato prorogato. Il dossier, completo di filmati e documentazione, è ora al vaglio delle autorità competenti per verificare i reati di estorsione e sfruttamento della manodopera. (fonte quotidiano del sud)