HomeCostume & SocietàCulturaLa Madonna del Carmine: la tradizione...

La Madonna del Carmine: la tradizione a Scala Coeli in un libro di Raffaele Iaria

Un legame profondo, secolare, che unisce una comunità intorno alla propria identità religiosa e culturale. È questo il filo conduttore del nuovo volume intitolato La Madonna del Carmine. La storia e il culto a Scala Coeli, pubblicato da ed. Parola di Vita e scritto dal giornalista Raffaele Iaria. Il libro offre un viaggio accurato all’interno della secolare devozione che caratterizza questo antico borgo dell’Alto Ionio cosentino, offrendo uno spaccato dettagliato non solo della fede locale, ma della stessa memoria storica del territorio.

Le radici di un culto antico e le testimonianze del territorio

L’opera nasce da una forte spinta motivazionale interna. L’autore, originario proprio di Scala Coeli ma da anni residente a Roma, ha voluto raccogliere e riorganizzare le testimonianze di una fede che ha segnato la sua stessa infanzia. Come scrive lo stesso Iaria, il volume prende vita da:”una devozione personale verso la Mamma del Carmelo, ai cui piedi è cresciuto”

Il saggio storico e antropologico non si limita a narrare la dimensione locale, ma allarga l’orizzonte ripercorrendo le origini del culto carmelitano e, più nello specifico, la presenza dell’ordine dei Carmelitani in Calabria. Un focus dettagliato viene dedicato alla storia della chiesa del Carmine di Scala Coeli, un luogo che rappresenta il cuore pulsante delle celebrazioni e delle tradizioni popolari che da secoli animano e scandiscono la vita della comunità locale.

Una preziosa eredità per la comunità locale e l’emigrazione

Il volume è impreziosito dai contributi di importanti figure ecclesiali. Contiene infatti la prefazione dell’arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise, e la postfazione di padre Giovanni Grosso. Monsignor Aloise ha espresso parole di grande apprezzamento per il lavoro di recupero della memoria storica svolto nel testo, definendo il libro: “un piccolo scrigno che custodisce un grande tesoro: l’amore per Maria”

L’arcivescovo ha inoltre voluto sottolineare il profondo valore identitario che la festa del Carmine riveste per tutti gli scalesi, sia per coloro che continuano a popolare il borgo cosentino, sia per i tantissimi cittadini che si sono trasferiti in altre regioni d’Italia o all’estero, ma che mantengono intatto il legame con le proprie radici.

Oltre alla ricostruzione storica e comunitaria, il testo si propone anche come uno strumento di documentazione e di preghiera. Nelle sue pagine sono stati infatti inseriti i canti tradizionali, le preghiere dedicate alla Vergine e i testi della novena. Elementi, questi, che permettono di conservare e tramandare alle future generazioni un patrimonio immateriale di grandissimo rilievo per la cultura popolare calabrese.