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Al via lo sgombero del campo rom di Scordovillo a Lamezia Terme

Sono iniziate le operazioni di sgombero delle prime abitazioni del campo rom di Scordovillo, situato a Lamezia Terme. L’intervento punta a superare una situazione di grave degrado sociale e ambientale nel Mezzogiorno, attraverso un piano che coniuga il ripristino della legalità e la ricollocazione dei residenti.

Il piano di intervento e la ricollocazione

Il progetto stabilisce il trasferimento delle famiglie all’interno degli alloggi dell’Aterp. Parallelamente, l’area è sottoposta a verifiche ambientali per rilevare l’eventuale presenza di materiali pericolosi come l’amianto, prima di procedere con le demolizioni delle strutture abusive. Il presidio continuo delle Forze dell’ordine serve a impedire nuovi insediamenti o occupazioni della zona.

Il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro ha commentato l’avvio delle attività definendolo come un traguardo atteso da molto tempo.

“Con l’avvio delle operazioni di sgombero delle prime abitazioni del campo rom di Scordovillo a Lamezia Terme prende finalmente forma un obiettivo atteso da decenni. Si tratta di un intervento di straordinaria complessità che pone le basi per superare definitivamente una delle più gravi situazioni di degrado sociale e ambientale del Mezzogiorno.”

L’esponente del governo ha inoltre aggiunto che le attività in corso sul territorio, comprese le demolizioni e la vigilanza dell’area, costituiscono un’azione coordinata di notevole portata.

“Lo sgombero e la ricollocazione delle famiglie rom negli alloggi Aterp, le verifiche ambientali necessarie anche per prevenire i rischi legati alla presenza di amianto, la successiva demolizione delle unità abitative con il presidio delle Forze dell’ordine per impedire nuove occupazioni abusive, segnano l’avvio di un intervento senza precedenti.”

Le criticità ambientali e la gestione dell’ordine pubblico

Le operazioni sul campo sono coordinate dal questore Giuseppe Linares, in attuazione delle linee guida stabilite dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica. La vicinanza dell’insediamento all’ospedale cittadino ha sempre rappresentato un elemento di forte preoccupazione, definita dal sottosegretario Ferro come una vera e propria problematica ecologica che era già stata posta al centro di accertamenti da parte della Procura di Lamezia Terme.

Il coordinamento istituzionale e i soggetti coinvolti

La definizione del piano strutturato per l’area è emersa a seguito di una stretta collaborazione che ha visto la partecipazione del Ministero dell’Interno, del Ministero dell’Ambiente e della Regione Calabria, presieduta da Roberto Occhiuto.

“Questo risultato è il frutto del percorso avviato con determinazione dal Governo Meloni e dal Ministero dell’Interno, su mia sollecitazione e grazie alla fattiva collaborazione del Ministero dell’Ambiente e all’indispensabile contributo della Regione Calabria e del presidente Roberto Occhiuto.”

Nel processo è stato riconosciuto anche il ruolo precedentemente svolto dall’amministrazione comunale guidata da Paolo Mascaro, oltre all’impulso operativo impresso dalla Prefettura di Catanzaro, prima con il prefetto Enrico Ricci e successivamente con il prefetto Castrese De Rosa, supportati dal vicario Vito Turco. Al tavolo di coordinamento hanno preso parte l’Ufficio del Commissario straordinario per le bonifiche, guidato dal generale Giuseppe Vadalà, l’Aterp e la Comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza.

Le fasi operative e la sicurezza sul territorio sono garantite dall’azione congiunta del personale della Questura di Catanzaro, del Commissariato di Lamezia Terme, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale.

“Il lavoro corale delle istituzioni dimostra che, quando lo Stato opera con determinazione, continuità e piena collaborazione tra tutti i livelli istituzionali, è possibile raggiungere risultati che per troppo tempo sono sembrati irrealizzabili.”