La Calabria si impone con forza nello scenario accademico del Paese, dimostrando come il territorio sappia esprimere standard formativi e di ricerca di altissimo profilo. L’ultimo report Censis relativo al biennio 2026-2027, bussola fondamentale per le scelte di migliaia di diplomati, premia ampiamente il sistema didattico regionale. A guidare questa parata di successi è ancora una volta l’Università della Calabria, che svetta orgogliosamente in cima alla categoria dei grandi atenei statali. Il campus di Rende ha registrato un eccezionale punteggio di 91,7, superando concorrenti storiche del calibro di Pavia e Cagliari nella fascia tra i ventimila e i quarantamila iscritti. Questo primato corona una strategia di sviluppo lungimirante, incentrata sul costante potenziamento dei servizi, sull’apertura internazionale, sulle agevolazioni per gli iscritti, sull’efficacia della comunicazione digitale e sulle reali opportunità di inserimento nel mondo del lavoro per i neolaureati.
A rendere ancora più prestigioso il quadro regionale si aggiunge la straordinaria performance dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. L’ateneo dello Stretto compie un balzo notevole scalando tre gradini della classifica e posizionandosi al terzo posto assoluto tra le piccole università statali, ovvero quelle che contano meno di diecimila studenti. Forte di una valutazione pari a 86 punti, la Mediterranea si piazza subito dietro Camerino e Cassino, lasciandosi alle spalle istituti come Macerata, Sannio e Tuscia. Questo traguardo assume un significato profondo in un’epoca in cui le università del Mezzogiorno affrontano la dura competizione con i poli del Centro-Nord e il delicato fenomeno della migrazione studentesca, dimostrando la forte attrattività e la vitalità culturale dell’area reggina.
La nota dolente in questo scenario complessivamente positivo è rappresentata dall’Università Magna Graecia di Catanzaro. Collocata nel raggruppamento dei medi atenei statali, la realtà catanzarese si posiziona purtroppo in coda alla graduatoria con un punteggio di 78,8, registrando un netto distacco da vertici come Sassari, la Politecnica delle Marche, Trento e Udine. Nonostante questa battuta d’arresto, lo spaccato complessivo offerto dall’analisi Censis restituisce l’immagine di una Calabria capace di competere ai massimi livelli nazionali, con ben due poli universitari ai vertici delle rispettive categorie. Tale exploit si inserisce peraltro in un contesto di generale ripresa del sistema accademico italiano, che nell’ultimo decennio ha visto crescere le immatricolazioni del 19,8%, una sfida che le eccellenze calabresi stanno affrontando da assolute protagoniste.



