HomeCostume & SocietàAmbienteGiganti in transito: nove capodogli nello...

Giganti in transito: nove capodogli nello Stretto di Messina, spettacolo eccezionale

Un avvistamento straordinario ha recentemente catturato l’attenzione di scienziati e amanti della natura: nove capodogli hanno attraversato le acque dello Stretto di Messina. Le immagini spettacolari, catturate da Massimo Bellantoni, offrono uno sguardo unico su un mare profondo, vitale e ancora incredibilmente ricco di sorprese.

A guidarci nella comprensione di questo evento eccezionale è Lorenzo Gordigiani, biologo marino, esperto di bioacustica e vicepresidente dell’associazione Avvistiamo, che in esclusiva per Marevivo Onlus ha analizzato il comportamento di questi giganti oceanici.

Lo Stretto di Messina: un’autostrada ecologica nel cuore del Mediterraneo

Spesso ridotto a semplice snodo geografico o commerciale, lo Stretto di Messina è in realtà un corridoio ecologico cruciale.

Questa stretta lingua d’acqua rappresenta una via di transito fondamentale per gli spostamenti della fauna marina tra il bacino del Mar Ionio e quello del Mar Tirreno. Le correnti uniche e la profondità dei fondali rendono quest’area un punto di passaggio obbligato e strategico per i grandi migratori del mare, inclusi i capodogli.

La “gang” dei giovani maschi: una questione di socialità

La presenza di ben nove esemplari insieme non è un caso. I capodogli sono cetacei caratterizzati da dinamiche sociali estremamente complesse.

Il gruppo avvistato nello Stretto è composto da nove maschi sub-adulti. Una volta lasciati i rispettivi nuclei familiari d’origine (composti prevalentemente da femmine e piccoli), i giovani maschi tendono ad aggregarsi in gruppi di coetanei. Questa unione temporanea permette loro di spostarsi, cacciare e crescere insieme, affrontando i pericoli del mare aperto prima di raggiungere la piena maturità e diventare solitari.

Come comportarsi in caso di avvistamento?

Incontrare creature così imponenti è un’emozione indescrivibile, ma la priorità assoluta deve essere sempre la loro sicurezza. Lorenzo Gordigiani ricorda la regola d’oro: il rispetto.

Se ci si trova a bordo di un’imbarcazione (specialmente a motore), è fondamentale seguire queste linee guida per non causare stress agli animali:

  • Mantenere la distanza: Restare sempre a debita distanza di sicurezza.

  • Non tagliare la rotta: Non intersecare mai la loro traiettoria di navigazione.

  • Non inseguirli: Evitare assolutamente di rincorrere i cetacei per scattare foto o registrare video ravvicinati.

  • Osservare in silenzio: Limitarsi a contemplarli da lontano, riducendo al minimo il rumore dei motori.

Come studiano la scienza e la tecnologia questi giganti?

L’osservazione visiva (anche tramite l’uso di droni per riprese aeree) è solo la punta dell’iceberg del lavoro dei biologi marini. Per studiare a fondo i capodogli, la ricerca scientifica si affida oggi a due metodologie principali:

  1. La foto-identificazione: Una tecnica che permette di catalogare i singoli esemplari analizzando i dettagli e i segni unici presenti sulle loro code. Queste cicatrici e tacche naturali funzionano come vere e proprie “impronte digitali”, consentendo di tracciare gli spostamenti degli stessi individui nel corso degli anni.

  2. La bioacustica: Attraverso l’uso di idrofoni (statici, trainati dalle imbarcazioni o posizionati sul fondale tramite bottom recorder), i ricercatori sono in grado di ascoltare e registrare i suoni emessi dai capodogli. Tra questi, spiccano i complessi pattern di click chiamati “codas”, utilizzati dai cetacei per comunicare e coordinarsi durante la navigazione e la caccia.

Il mare non è semplicemente una distesa d’acqua da ammirare o sfruttare. È un ecosistema complesso e interconnesso, abitato da creature che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere in equilibrio l’intero pianeta. La loro sopravvivenza dipende direttamente dalle nostre scelte quotidiane e dalle nostre azioni di tutela. Perché il mare non è solo bello. Il mare è vivo.