Un nuovo grave episodio di violenza colpisce il personale sanitario in Calabria, riaccendendo l’allarme sulla sicurezza all’interno delle strutture ospedaliere della regione. Nel pomeriggio del 15 luglio, intorno alle ore 15:00, un infermiere in servizio presso lo sportello di triage del Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano (GOM) di Reggio Calabria è stato barbaramente aggredito da un giovane di diciannove anni. L’episodio ha suscitato la ferma e incondizionata reazione di solidarietà da parte dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Reggio Calabria.
La dinamica della violenza all’interno del nosocomio
I fatti si sono consumati in pieno giorno all’interno dei locali di prima cura. Secondo quanto ricostruito, il diciannovenne si è presentato allo sportello e ha iniziato a imprecare, colpendo ripetutamente la struttura di protezione con i pugni e sputando contro l’operatore attraverso il foro del vetro di sicurezza. Successivamente, il giovane si è gettato a terra. Nel momento in cui il sanitario è uscito dal box di protezione per prestargli soccorso, il ragazzo si è scagliato contro di lui colpendolo ripetutamente con una stampella e sferrando diversi calci. L’aggressione è avvenuta alla presenza di alcuni Carabinieri che, trovandosi sul posto, hanno cercato di calmare la furia del giovane prima dell’intervento della Polizia di Stato, che ha provveduto a identificare l’aggressore e a raccogliere la formale denuncia del professionista.
Lo scenario di indifferenza collettiva nella sala d’attesa
Oltre alla gravità delle percosse, l’episodio ha evidenziato una situazione di profonda solitudine per il lavoratore. Insieme all’aggressore era presente anche il padre, il quale non ha accennato ad alcun gesto né ha pronunciato parole per tentare di arginare la condotta del figlio. Un atteggiamento passivo è stato registrato anche da parte degli utenti e degli accompagnatori presenti nella sala d’attesa del Pronto Soccorso: nessuno dei testimoni ha mostrato segni di reazione o manifestato vicinanza all’operatore, sia durante le fasi del pestaggio sia nelle ore immediatamente successive.
Shock psicologico e attivazione dei protocolli biologici
Le conseguenze per il sanitario superano il trauma delle lesioni fisiche e lo shock psicologico subito. A causa dello sputo ricevuto nelle prime fasi dell’alterco, l’infermiere è stato costretto a sottoporsi a esami clinici d’urgenza e all’attivazione delle specifiche profilassi mediche previste dai protocolli sanitari, finalizzate a escludere il rischio di contagio da patologie virali. Questo dettaglio pone nuovamente l’accento sulla questione della sicurezza biologica a cui sono esposti quotidianamente gli operatori nei reparti d’emergenza.
La netta condanna dei vertici dell’Ordine professionale
I vertici dell’ente professionale reggino hanno condannato l’accaduto, annunciando tutele legali e un impegno costante nelle sedi istituzionali per fermare i continui attacchi negli ospedali della provincia. Il presidente dell’OPI Reggio Calabria, Pasquale Zito, ha espresso il proprio dissenso a nome di tutto il Consiglio Direttivo: “Siamo profondamente scossi e indignati per quanto accaduto al GOM. Comprendiamo e condividiamo la sfiducia del collega: è inaccettabile che a fronte di continui annunci legislativi la sicurezza nei Pronto Soccorso sia ancora pari a zero. Sconvolge, inoltre, il muro di indifferenza di chi ha assistito alla scena senza muovere un dito, a partire dai familiari dell’aggressore. Al collega va l’abbraccio forte di tutto l’Ordine. Non sei solo. La tua professione, la tua dignità e la tua dedizione non saranno calpestate dall’inciviltà. Continueremo a lottare in ogni sede istituzionale affinché gli ospedali tornino a essere luoghi di cura e non zone di frontiera”.
L’ente professionale ha infine confermato che attiverà ogni strumento a propria disposizione per sostenere la vittima dell’aggressione, auspicando che l’autorità giudiziaria proceda con la massima celerità nei confronti del diciannovenne.



