La pressione della criminalità organizzata sul tessuto economico della regione ha raggiunto livelli di autentica emergenza. Gli episodi più recenti evidenziano un clima di crescente ostilità nei confronti di chi fa impresa sul territorio, minacciando in modo diretto il lavoro, le prospettive di sviluppo e la stabilità sociale di un’intera comunità.
La scia di attentati e il ricatto alle aziende
Gli eventi che hanno colpito diverse zone della Calabria delineano un quadro preoccupante per la tenuta del sistema produttivo. Dalla distruzione causata dall’incendio ai danni dell’azienda attiva nella lavorazione del tartufo, passando per i danneggiamenti ai mezzi dell’impresa del presidente di Ance Calabria nel cantiere di Schiavonea, fino ai roghi dolosi contro le realtà agricole virtuose della Piana di Gioia Tauro e agli atti intimidatori registrati nell’area industriale del Vibonese, l’offensiva criminale appare capillare e diffusa in ogni provincia.
La denuncia della UIL e la richiesta di interventi straordinari
La reazione del mondo sindacale punta a mettere al centro dell’attenzione nazionale la gravità del momento. Mariaelena Senese, segretaria generale della UIL Calabria, ha espresso forte preoccupazione per le ripercussioni sul tessuto sociale ed economico regionale: «Fare impresa in Calabria continua a essere complicato, spesso pericoloso. Non c’è provincia in cui non si segnalino eventi criminosi a danno di operatori economici: ciò mette a rischio la crescita economica dell’intero territorio e con essa il futuro lavorativo di migliaia di persone».
La dirigenza sindacale individua nella carenza di organico delle strutture preposte alla sicurezza uno dei nodi principali da sciogliere per rendere efficaci gli strumenti già esistenti. «È un’emergenza sociale che deve essere affrontata con strumenti speciali, con un investimento serio e forte da parte del governo nazionale affinché la presenza sul territorio delle Forze dell’ordine sia significativa e capillare: a poco rischiano di valere i tanti e importanti protocolli di legalità che la UIL ha sottoscritto con Prefetture, Procure e vertici delle Forze dell’ordine se poi questi non possono essere applicati per mancanza di personale operativo o amministrativo», ha dichiarato Senese.
Gli effetti sull’occupazione e sull’emigrazione giovanile
Il condizionamento criminale non produce solo danni materiali immediati, ma altera profondamente le dinamiche del mercato del lavoro e il tessuto sociale. L’imposizione di ricatti ed estorsioni sottrae risorse economiche fondamentali che le imprese potrebbero destinare al rafforzamento della propria struttura e alle nuove assunzioni.
Come evidenziato dalla segretaria generale della UIL Calabria: «Non si tratta solo di impedire minacce e attentati. Le aziende che sono costrette a piegarsi al giogo del ricatto criminale, sottraggono risorse al territorio, agli investimenti, alle assunzioni di personale aggiuntivo. Quelle risorse finiscono in attività illecite, spesso utilizzate come attrattori di manovalanza a basso costo spinta a delinquere proprio a causa della mancanza di lavoro causata dai lacci criminali all’economia legale. Questa spirale è tanto chiara, quanto asfissiante per la Calabria. Ed è uno dei fattori sociali che inducono i giovani calabresi a partire senza guardarsi indietro».



