Una contestazione avvenuta all’Agnata, storica dimora sarda di Fabrizio De André e tappa del Festival “Time in Jazz”, ha riacceso il dibattito sulla libertà di fruizione culturale e sul rispetto dell’arte. Durante l’evento, una ragazza ha rivolto critiche al vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, presente tra il pubblico.
La replica dell’esponente di governo è affidata a un messaggio diffuso sui propri canali social, accompagnato dal video dell’episodio.
Il diritto di ascolto e la difesa della libertà individuale
L’intervento del ministro si focalizza sull’inviolabilità delle scelte culturali personali, respingendo l’idea che l’appartenenza politica debba condizionare i gusti musicali o le letture di ciascun cittadino.
“Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene? Io sono anche abituato a contestazioni e insulti, a volte può accadere, nessun dramma” dichiara Salvini, aggiungendo con decisione che “nessuno – e ripeto NESSUNO – può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere, quali film guardare”.
Il confine tra diritto di critica e rispetto dell’evento
Nel commentare l’accaduto, il vicepremier distingue tra la legittimità della protesta e l’impatto della stessa sullo svolgimento dello spettacolo e sulla sensibilità degli altri spettatori presenti.
“Quella ragazza aveva anche il diritto di contestarmi (anche se ha disturbato l’artista, Dori e tutto il resto del pubblico) così come io ho il diritto di risponderle”, sottolinea il ministro.
Un legame che parte dal liceo e le riflessioni sul futuro
L’episodio diventa l’occasione per ripercorrere un legame personale con le opere del cantautore genovese, nato anni fa tra le mura domestiche, e per sollevare un interrogativo sul clima culturale attuale.
“Amo De André dai tempi del liceo, grazie ai dischi dei miei genitori. Non so cosa direbbe Fabrizio oggi” prosegue Salvini, soffermandosi sul valore intimo della musica: “so cosa dicono a me le sue canzoni, la sua musica, la sua voce. Mi emozionano, mi fanno pensare e qualche volta mi mettono anche in discussione. Sapete però cosa mi preoccupa davvero? Non quello che è successo a me. Ma il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli. Un mondo in cui sei libero, ma solo se hai le idee ‘giuste’? In cui puoi ascoltare un artista, ma solo se hai la patente politica giusta? Non esiste”.



