Cerisano si prepara a inaugurare – a settembre, in occasione del Festival delle Serre – il suo nuovo anfiteatro, una struttura attesa e simbolica, destinata a diventare uno dei luoghi centrali della vita culturale del borgo. E il sindaco Lucio Di Gioia ha deciso di accompagnare l’attesa con un’idea semplice, popolare e sorprendentemente coinvolgente: un totonome aperto a tutti i cittadini.
«Buongiorno Cerisano… un piccolo gioco di fine estate», ha scritto il sindaco sui social, invitando i cittadini a proporre un nome per il nuovo anfiteatro. Un’iniziativa nata come gesto di partecipazione, ma che nel giro di poche ore si è trasformata in un vero e proprio fenomeno comunitario.
Sui social, infatti, i cerisanesi si sono sbizzarriti, dando vita a un flusso continuo di proposte, ricordi, suggestioni e identità collettive.
Tra i nomi più citati emergono tre grandi filoni: Giovani del paese — c’è chi vorrebbe dedicare l’anfiteatro alle giovani vite che non ci sono più, trasformando la nuova struttura in un luogo di memoria e comunità. Maestri di musica — molti propongono di ricordare i grandi musicisti cerisanesi del passato, figure che hanno segnato la storia culturale del borgo. Altri ancora guardano alla tradizione, recuperando il nome antico della zona, “Santuccio”, un richiamo identitario che affonda nelle radici del paese. E poi nomi creativi, ironici, poetici, storici: il totonome simpatico continua, come ha scritto lo stesso sindaco.
Il primo termine per inviare le proposte è fissato a domenica 23 alle ore 12:00. I nomi più condivisi entreranno in una shortlist che sarà poi sottoposta a un sondaggio pubblico, fino alla scelta definitiva.
«Abbiamo pensato di condividere con i nostri amici e concittadini l’intitolazione della nuova struttura, affidandoci al gusto, alla fantasia e alle suggestioni della nostra comunità», ha spiegato Di Gioia. «Grazie sin d’ora a chi vorrà cimentarsi».
Il nuovo anfiteatro non è ancora inaugurato, ma ha già compiuto il primo passo importante: ha un’identità collettiva, costruita attraverso la partecipazione dei cittadini. Un modo leggero, estivo, ma profondamente simbolico per ricordare che i luoghi pubblici vivono davvero solo quando appartengono alla comunità.



