di Giuseppe Perri — Direttore del Consorzio di Tutela Olio di Calabria IGP, Dottore Agronomo
La notizia che nessuno di noi avrebbe voluto ricevere è arrivata. Con il Decreto Dirigenziale della Regione Calabria n. 14746 del 1° settembre 2026 è stato ufficialmente accertato, in contrada Olivetella nel territorio di Taurianova, il primo focolaio calabrese di Xylella fastidiosa sottospecie pauca. Sette olivi sono risultati positivi su trentacinque piante sottoposte a campionamento; le analisi molecolari sono state confermate dal CREA Difesa e Certificazione di Roma. Attorno al focolaio è stata delimitata una zona infetta e una fascia cuscinetto di 2,5 chilometri, che interessa anche porzioni dei territori di Cittanova e Terranova Sappo Minulio.
È un dato, per ora, circoscritto. Ma è un dato che cambia tutto.
Perché pauca fa paura
Non tutte le Xylella sono uguali. La sottospecie pauca è la stessa che, negli ultimi anni, ha piegato intere aree olivicole del Salento, portando all’abbattimento di milioni di alberi e trasformando paesaggi millenari in distese di tronchi secchi. È un batterio che colonizza i vasi xilematici della pianta, ne ostruisce il flusso della linfa grezza e provoca il disseccamento progressivo fino alla morte. Si trasmette attraverso insetti vettori che si nutrono di quella linfa — in primo luogo la sputacchina, Philaenus spumarius, un insetto comunissimo nei nostri uliveti e nel cotico erboso che li circonda.
Dobbiamo dirlo con la chiarezza che la comunità scientifica ci impone: allo stato attuale non esiste alcun trattamento in grado di eliminare il batterio da una pianta infetta in pieno campo. Non ci sono scorciatoie, non ci sono prodotti miracolosi. La difesa passa esclusivamente dalla diagnosi precoce, dalla rimozione delle piante infette prevista dalla normativa, dal controllo dei vettori e dalla rigorosa regolamentazione della movimentazione del materiale vegetale.
Cosa è in gioco in Calabria
La preoccupazione, in questo caso, ha un nome geografico preciso: la Piana di Gioia Tauro, uno dei più importanti comprensori olivicoli d’Europa, si trova a pochi chilometri dal focolaio. Parliamo di un patrimonio che non è soltanto economico. È paesaggio, è storia, è identità di intere comunità. È, per il nostro Consorzio, la materia prima di un’eccellenza riconosciuta a livello europeo: l’Olio di Calabria IGP, un sistema di qualità che tutela migliaia di olivicoltori e che si fonda, prima ancora che sull’etichetta, sulla salute dei nostri oliveti.
Una diffusione incontrollata di Xylella non colpirebbe solo le piante. Colpirebbe la reputazione del comparto, la fiducia dei mercati, il valore stesso dell’indicazione geografica che rappresentiamo. Per questo la difesa fitosanitaria e la tutela della IGP sono, oggi, la stessa battaglia.
Né allarmismo né sottovalutazione
Voglio essere netto, perché in queste ore circolano due tentazioni ugualmente pericolose. La prima è l’allarmismo, che semina panico, deprime i prezzi e spinge a gesti irrazionali. La seconda, più insidiosa, è la sottovalutazione: l’illusione che sette piante siano “poca cosa” e che il problema riguardi qualcun altro.
Non è così. La lezione pugliese ci insegna che Xylella si vince — o si perde — nelle primissime settimane. La Calabria, però, non parte da zero come partì il Salento nel 2013. Oggi disponiamo di conoscenze scientifiche, protocolli di sorveglianza e strumenti diagnostici che allora non esistevano. E disponiamo di una risposta istituzionale che, va riconosciuto, è stata tempestiva: la Regione ha attivato immediatamente il tavolo di crisi e adottato il Piano d’Azione per l’eradicazione predisposto dal Servizio fitosanitario regionale.
L’appello del Consorzio agli olivicoltori
Come Consorzio di Tutela dell’Olio di Calabria IGP, mettiamo la nostra rete e le nostre competenze a servizio della Regione e delle istituzioni impegnate nell’emergenza. E chiediamo a ogni olivicoltore calabrese di fare la propria parte, subito:
Segnalate tempestivamente al Servizio fitosanitario regionale ogni sintomo sospetto di disseccamento, soprattutto se rapido e a chioma. È stata proprio una segnalazione di un privato cittadino a far scattare gli accertamenti di Taurianova: la vigilanza diffusa funziona.
Non movimentate piante, materiale di propagazione o residui di potatura fuori dalle aree delimitate. È così che il batterio percorre le distanze che i suoi insetti non potrebbero mai percorrere da soli.
Controllate i vettori agendo sulla sputacchina, in particolare con la gestione del cotico erboso nei mesi in cui le forme giovanili si sviluppano al suolo.
Collaborate con il monitoraggio ufficiale e con i tecnici, senza opporre resistenza alle attività di campionamento e alle misure previste. Ogni ritardo è terreno guadagnato dal batterio.
Per i reimpianti nelle aree interessate, la ricerca ci offre già una prospettiva: cultivar a tolleranza documentata come Leccino, Favolosa FS17, Lecciana e Leccio del Corno consentono di guardare oltre l’emergenza. Ma prima dei reimpianti viene l’emergenza, e l’emergenza si affronta ora.
Una responsabilità collettiva
Sette piante a Taurianova non sono la fine dell’olivicoltura calabrese. Possono essere, se sapremo agire con scienza, tempestività e responsabilità, il momento in cui la Calabria ha dimostrato di aver imparato dalla storia. La posta in gioco è troppo alta per lasciarla alla sola azione delle istituzioni: chiama in causa ogni azienda, ogni agronomo, ogni consorzio, ogni cittadino che tiene al proprio territorio.
Il nostro olio è un’eccellenza. Difenderlo, oggi, significa difendere gli alberi che lo generano. E questa difesa comincia dall’ulivo del vicino, non solo dal proprio.
Il Consorzio di Tutela dell’Olio di Calabria IGP resta a disposizione dei propri soci e dell’intero comparto per ogni informazione e supporto tecnico in coordinamento con il Servizio fitosanitario regionale.



