Si chiude con il via libera definitivo alla ripartenza della nave la vicenda degli otto container fermati nei mesi scorsi nel porto di Gioia Tauro perché sospettati di trasportare componenti destinati alla produzione di armamenti per Israele. Le verifiche tecniche condotte dagli uffici competenti hanno spazzato via ogni ombra d’illecito, confermando che il materiale trasportato non viola le normative vigenti sui traffici internazionali e sul transito di armi.
Gli accertamenti tecnici e le decisioni della Procura
Dalla perizia tecnica effettuata sul carico sbarcato nello hub calabrese e sottoposto a scrupolosa ispezione da parte dei militari della Guardia di Finanza e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane non è emerso alcun contenuto di rilievo penale. Tale elemento ha portato alla formale autorizzazione per lo sblocco e la prosecuzione del viaggio verso la destinazione finale.
I controlli erano scattati a seguito di una segnalazione relativa alla natura di alcune barre d’acciaio, sia a sezione quadrata sia circolare, la cui conformazione aveva fatto ipotizzare un possibile impiego nella fabbricazione di equipaggiamenti militari. Un’ipotesi sollecitata anche dalle recenti prese di posizione politiche, tra cui la richiesta di chiarimento presentata dal vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio.
L’origine dell’inchiesta e le tutele della legge sul transito d’armi
Il caso era emerso a seguito di un’inchiesta giornalistica successivamente ripresa dalle organizzazioni del movimento Bds e dalle sigle sindacali Usb e Orsa, che avevano sollevato forti preoccupazioni circa il presunto passaggio di materiale bellico attraverso la banchina reggina. I successivi riscontri documentali avevano già chiarito che la partita d’acciaio non era diretta a uno stabilimento di produzione bellica, bensì alla società d’intermediazione Banyan Group International, azienda attiva nei flussi commerciali tra il mercato indiano e quello israeliano.
Onde scongiurare che la triangolazione commerciale nascondesse una copertura per aggirare i divieti previsti dalla legge 185 del 1990, la norma nazionale che vieta l’esportazione e il transito di materiali d’armamento verso Paesi impegnati in conflitti armati, la Procura di Palmi aveva disposto il sequestro cautelativo e la contestuale perizia superpartes. L’analisi specialistica ha infine escluso che per quel genere di semilavorati fosse necessaria una licenza governativa d’esportazione, decretando il definitivo dissequestro della merce.



