Un’opera pubblica pensata per fronteggiare l’emergenza meteo che si trasforma in un caso politico e giudiziario. Sul sequestro di circa 750 metri del lungomare di Davoli Marina interviene la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barbuto, che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Presidente Roberto Occhiuto e all’assessore al ramo.
Al centro dell’iniziativa ispettiva ci sono due questioni cruciali: la presunta presenza di rifiuti speciali occultati sotto la sabbia e la tempestività con cui la Regione Calabria ha erogato i fondi all’ente locale, nonostante i sospetti e le denunce già pendenti.
L’ipotesi di reato ambientale: «Detriti e macerie sotto la sabbia»
L’intervento – dal valore complessivo di 250 mila euro – era destinato a ripristinare il litorale colpito dal maltempo. Tuttavia, la documentazione prodotta dal gruppo consiliare d’opposizione “Davoli Libera” e le successive denunce inviate ai Carabinieri del NOE hanno portato al sequestro preventivo dell’area disposto dall’autorità giudiziaria.
«Anziché procedere alla regolare cernita e al conferimento in discarica autorizzata dei materiali di risulta delle demolizioni, sulla spiaggia e nella scarpata di containment sarebbero stati interrati e occultati residui di calcestruzzo, mattoni, polveri ed armature metalliche arrugginite», denuncia Barbuto. Un rischio enorme per un tratto di costa protetto da vincolo paesaggistico: «Con le prime mareggiate invernali, c’è il pericolo concreto che questi detriti finiscano direttamente in mare».
Il nodo dei finanziamenti: «Liquidazione a saldo con indagini in corso»
A sollevare forti dubbi è anche la gestione amministrativa dei fondi. Il 10 settembre scorso, con Decreto n. 7B/1180, la Protezione Civile Regionale ha liquidato al Comune di Davoli il saldo di 263 mila euro a titolo di rimborso per somme urgenze.
Una determina arrivata – sottolinea la consigliera M5S – proprio mentre la vicenda era già di dominio pubblico e maturavano i presupposti per il sequestro ai sensi dell’art. 321 del codice di procedura penale. «Com’è possibile che si siano erogati i fondi senza verificare la conformità alle autorizzazioni ambientali (AUA e parere ARPACAL) e senza un preventivo accertamento dello stato dei luoghi?», incalza l’esponente pentastellata.
Le richieste alla Giunta regionale
Attraverso l’interrogazione, Elisabetta Barbuto chiede formalmente tre interventi immediati alla Giunta regionale:
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Verifica dei controlli: Chiarire quali accertamenti istruttori siano stati condotti prima di autorizzare la liquidazione a saldo.
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Carotaggi e bonifica: Attivare d’urgenza l’ARPACAL e i dipartimenti regionali per condurre carotaggi e saggi stratigrafici sull’arenile, così da quantificare la presenza di rifiuti e mettere in sicurezza l’ecosistema litoraneo.
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Tutela del bilancio pubblico: Valutare l’adozione di atti in autotutela per sospendere o revocare i finanziamenti concessi per un’opera sottoposta a sequestro penale, scongiurando un potenziale danno erariale.
«La tutela del territorio, la salute dei cittadini e la trasparenza nell’impiego dei denari dedicati alle emergenze non sono negoziabili. Pretendiamo risposte immediate ed azioni concrete», conclude la consigliera regionale.



