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Mons. Savino: «La nostra terra non si consegni alla paura. Restiamo uniti contro la violenza»

Un tragico episodio di violenza ha sconvolto la comunità di Lattughelle, dove l’uccisione di Silvana Sibarelli e il grave ferimento di Damiano Pepe hanno lasciato un segno profondo. Di fronte a quello che viene definito come un atto di cinica barbarie, la condanna da parte delle istituzioni religiose è stata immediata e senza appelli.

Monsignor Savino ha rivolto un messaggio fermo ai responsabili: «A chi ha commesso questa violenza dico: convertitevi! Deponete le armi, assumetevi la responsabilità del male compiuto. Nessuno può arrogarsi il potere di decidere della vita degli altri».

Il rifiuto dell’omertà e della rassegnazione

Il monito principale riguarda il pericolo di assuefazione di fronte a simili tragici eventi. È fondamentale evitare che il timore paralizzi la cittadinanza o che si considerino questi fatti come semplici fatti interni a determinati contesti.

«Non possiamo permettere che la paura diventi rassegnazione, che il silenzio lasci campo libero a chi pretende di imporsi con la forza e che si pensi che si tratta solo di regolamenti consumati “fra di loro”. Questa terra appartiene a chi la abita, la cura e vi cresce i propri figli», ha evidenziato Monsignor Savino, richiamando la cittadinanza al senso di appartenenza e alla tutela del territorio.

Sostegno alle forze dell’ordine e collaborazione dei cittadini

Nel suo intervento, il vescovo ha espresso piena fiducia nel lavoro svolto dagli inquirenti, sottolineando tuttavia che l’azione delle autorità necessita dell’impegno attivo di tutta la popolazione per risultare davvero efficace.

«Esprimo piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, impegnate ogni giorno, con dedizione, nel nostro territorio. Al loro lavoro deve accompagnarsi il contributo di ciascuno: denunciare, collaborare, respingere ogni connivenza e non lasciare solo chi trova il coraggio di parlare».

L’incontro al Teatro comunale per una risposta collettiva

In sinergia con il sindaco Gianpaolo Iacobini, è stato promosso un momento di confronto e reazione pubblica fissato per lunedì 26 ottobre, alle ore 16, presso il Teatro comunale. L’iniziativa nasce per dare un segnale visibile contro la sopraffazione.

«Esserci significherà affermare che nessuno può tenere in ostaggio il nostro futuro», ha affermato Monsignor Savino, precisando la necessità di dare continuità a questo percorso: «Da questo incontro deve nascere un impegno che continui anche quando si spegneranno i riflettori: tradurre l’indignazione in scelte quotidiane, educare al rispetto della vita, rendere concreta e riconoscibile la presenza delle istituzioni accanto ai cittadini».

L’appello alle realtà locali e il ruolo della Chiesa

L’invito ad aderire alla manifestazione è esteso a tutte le componenti sociali del territorio, dalle istituzioni civili ai singoli individui, passando per le associazioni e le strutture parrocchiali.

«A chi pretende di governare con le armi dobbiamo rispondere con la fermezza del diritto e con il coraggio di una cittadinanza che non arretra», ha concluso Monsignor Savino, ribadendo la posizione della comunità ecclesiale: «Come Chiesa siamo chiamati a esserci, accanto a chi soffre e a chi resiste. La speranza prende corpo quando il dolore di uno diventa una domanda rivolta a tutti e ciascuno sceglie di rispondere. È da questa scelta che comincia il riscatto della nostra terra».