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Volato in cielo con una rosa bianca tra le dita: il dolore immane per una giovane vita spezzata

Abbiamo già riportato la terribile notizia nei suoi drammatici dettagli di cronaca nei momenti immediatamente successivi al fatto. Ma a distanza di ore, di fronte a un dramma così profondo, sentiamo l’esigenza di ritornare su quanto accaduto all’Università della Calabria. Non più per raccontare i fatti, ma per dare voce all’incredulità, allo sgomento e al dolore lancinante che stanno soffocando l’intera comunità di fronte a questa immensa tragedia.

La morte del ventiseienne di Paterno Calabro, precipitato dal ponte Pietro Bucci nei pressi del Cubo 17, lascia un vuoto incolmabile e una ferita aperta nel cuore dell’ateneo e di quanti lo conoscevano. Se da un lato gli investigatori proseguono gli accertamenti per fare piena luce sulla dinamica — senza escludere al momento alcuna ipotesi, dall’incidente al gesto estremo —, dall’altro resta la devastante consapevolezza di una vita giovanissima spezzata all’improvviso.

A rendere l’accaduto ancora più struggente è l’immagine consegnata ai soccorritori e agli inquirenti da chi si trovava a pochi metri da lì: una rosa bianca, stretta fortissimo nella mano del ragazzo. Un simbolo d’innocenza e di delicata fragilità che contrasta in modo atroce con la violenza del boato avvertito dai testimoni al piano sottostante e con la brutalità dell’impatto. Quella rosa bianca tra le dita resta l’icona silenziosa di un dramma che strappa il cuore.

Dinnanzi a una sofferenza così grande non ci sono parole capaci di recare sollievo. Resta soltanto l’abbraccio denso di rispetto, commozione e partecipe cordoglio che ci stringe tutti attorno ai familiari, agli amici e a chiunque abbia voluto bene a questo giovane.