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Precari del Ministero della Cultura in Calabria, Alecci: “Risolvere subito la vicenda, la scadenza è vicina”

Manca ormai pochissimo al 24 novembre, data di scadenza dei contratti a tempo determinato dei 321 precari ex tirocinanti calabresi del Ministero della Cultura. Ad oggi non risulta formata alcuna proroga, una situazione d’incertezza che rischia di lasciare senza lavoro centinaia di lavoratori e famiglie che da anni garantiscono il funzionamento di musei, parchi archeologici e luoghi della cultura in tutte le province calabresi.

Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale Ernesto Alecci, sottolineando il valore strategico di queste maestranze e sollecitando un intervento immediato delle istituzioni.

“Queste figure sono importanti per la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale. Occorre trovare loro una occupazione dignitosa e duratura. Il Governo regionale deve fare tutto il possibile. Una Regione che non investe in cultura, ha perso in partenza!”

Il rischio paralisi per i siti culturali

Il mancato rinnovo dei contratti non rappresenta soltanto un dramma occupazionale per madri e padri di famiglia, ma rischia di provocare un vero e proprio blocco per l’offerta culturale regionale. Molti siti archeologici e musei calabresi soffrono già da tempo di carenze d’organico e l’uscita di scena di oltre 300 operatori comporterebbe riduzioni d’orario, chiusure temporanee o riduzioni dei servizi essenziali per l’accoglienza dei visitatori.

Cultura e turismo: un legame indissolubile

La valorizzazione del patrimonio storico è considerata una leva fondamentale per destagionalizzare il turismo calabrese, oggi ancora troppo concentrato nei mesi estivi e circoscritto alle sole località balneari. Senza una proposta culturale solida e strutturata, anche il turismo estivo rischia di non penetrare nell’entroterra e di non generare un reale indotto economico su scala regionale.

L’appello alle istituzioni

La richiesta rivolta alla Giunta e al Governo regionale è quella di attivarsi a tutti i livelli — sia in sede locale che nei confronti del Governo centrale a Roma — per individuare soluzioni idonee a salvaguardare sia i livelli occupazionali sia l’accessibilità dei beni culturali calabresi.