di Bianca Rende*
Finalmente, sotto il condizionamento determinante dei Commissari preposti al dissesto economico, arriva in discussione l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato che costituisce ormai l’anticamera della campagna elettorale per quanti concepiscono correttamente la funzione politico-rappresentativa del Consiglio comunale.
Forse pressato da questa incombenza e non sicuro dei numeri che esprime la sua maggioranza, se è ancora tale, al Sindaco è balenata l’idea, tanto bizzarra quanto inattesa, di lanciare un appello alla responsabilità e all’unità, con l’auspicio di una candidatura unitaria che esca da questo Consiglio comunale e continui l’opera fin qui intrapresa.
Con tutto il rispetto e la comprensione che si deve a chi prova a intessere nuove trame politiche e a dare continuità al proprio lavoro, ritengo che la Città meriti chiarezza e non possa finire nel gorgo dell’ennesimo atto di trasformismo, che lascerebbe interdetti gli elettori ed impuniti i soliti camaleonti, buoni per ogni stagione della vita politica cittadina.
Non abbiamo avuto tutti la stessa linea di comportamento in questi anni: c’è stato chi ha lanciato moniti e allarmi sulle criticità del bilancio e la futilità di alcune scelte e chi ha continuato imperterrito ad ingrassare il cavallo della spesa, senza curarsi delle conseguenze sull’equilibrio dei conti e la continuità dei servizi essenziali.
Dopo un decennio di antipolitica divenuta politica, siamo più poveri di servizi perché siamo rimasti fermi all’Amaco e allo scontro personalistico sul nuovo ospedale, inconcludenti nel processo di integrazione con Rende e l’Unical, attendisti sul centro storico, illusori sulla Smart City, addirittura negazionisti davanti alla crescente povertà, insufficienti di scuole materne e scuole a tempo pieno, idem di assistenza domiciliare socio-sanitaria, con un traffico da impazzire, con meno verde urbano di prima, cominciando dalla landa ora desolata di piazza Bilotti.
In tutti questi campi, l’Amministrazione “regnante” si è comportata come il “Colibrì” del Premio Strega 2020: settanta battiti di ala al secondo solo per restare fermo esattamente sullo stesso punto e caso mai usare la rarissima facoltà di poter volare all’indietro!
Ecco perché l’approvazione dell’ipotesi di bilancio alla quale siamo chiamati da qui a brevissimo e ben oltre i termini, non ha natura neutra, ma esiziale e, senza retorica alcuna, può rappresentare lo spartiacque tra un città che nega i suoi bisogni ed una che vi provveda, tra chi lucra sulla disperazione e chi vuole tentare di risolverla, lavorando sulla programmazione dei servizi e sull’accesso senza mediazioni clientelari.
Se è vero che le condizioni finanziarie in cui lasceranno la Città dieci anni di amministrazione, suggeriscono l’opportunità di un dialogo sempre più collaborativo e attento con il governo nazionale e regionale e che il quadro delle alleanze politiche cambierà radicalmente dopo il test elettorale di settembre, resta oggettivamente complicato vedere nel primo cittadino dallo stile podestarile, un interlocutore adatto a disegnare un futuro nuovo per Cosenza.
Costituirebbe un pericoloso continuismo, dopo che in questo Consiglio sono stati approvati ed applauditi progetti che guardavano a fiumi navigabili, ad un nuovo stadio, a Parchi urbani, a scintillanti musei Alariciani e per nessuno di questi si è tenuto conto del costo implicito che sottendeva.
Certamente meglio sarebbe, invece di cercare inciuci che nessun cittadino comprenderebbe, lavorare per decidere oggi il profilo etico della prossima campagna elettorale nella nostra città.
Diversamente, il viaggio dall’antipolitica alla casta non conosce fermate e alimenta la già diffusa irritazione e sfiducia dei cittadini delusi dallo scandalo del primo dissesto storico comunale, con tutte le connessioni penali che potranno emergere nei prossimi mesi, tenendo alta la tensione civica della comunità.
La prossima campagna elettorale dovrà perciò combattere di più il voto di scambio, la politica di coppia, i tandem dove prendi due funzioni e ne paghi una, il vuoto di connessioni fra il centro sfavillante di luci e la periferia dell’immondizia e dell’abbandono, il pagamento delle bollette, persino la nomina a fini elettorali degli scrutatori, la promessa di consulenze e posti inventati, le candidature del tipo “votami perché tengo famiglia” o “perché non tengo lavoro”, ecc.
E allora, se “la politica è il prosieguo della guerra con altre armi”, ritengo che sarebbe meglio votare tutti contro il Bilancio e consentire l’intervento di un Commissario ministeriale che gestisca con indipendenza e dignità l’apparato comunale e la governance dei servizi, accompagnando la Città verso un processo di normalizzazione e recupero della serietà perduta, al netto delle boutades e delle solite millanterie da campagna elettorale di cui puntualmente parlano, ma purtroppo sempre a distanza di mesi o di anni, le inchieste della stampa e delle Procure.
*Consigliere comunale Italia Viva



