di Anna Zupi
Artista calabrese, cresciuta a Cosenza con il sangue per metà nigeriano. La sua voce potente e travolgente graffia fino a toccare l’anima di chi ascolta. Da vera calabrese Elisabetta è una di quelle donne che non ha mollato, una donna che ha imparato a cadere e rialzarsi. Un talento musicale, ma anche un esempio per molte giovani ragazze. Non le è stato mai regalato nulla, anzi, bullismo e razzismo le hanno fatto più volte lo sgambetto. In barba a chi non ci credeva Fil Mama ha continuato per la sua strada seguendo i suoi sogni: di certo non sono mancati i sacrifici. Elisabetta si è laureata all’Università della Calabria lavorando e facendo serate. Sempre dalla parte dei più deboli e dei meno fortunati Betta è stata più volte testimonial di raccolte fondi per associazioni per la lotta contro i tumori, a sostegno della ricerca. Elisabetta è la zia ad honorem dei bimbi meno fortunati. Più volte sul suo profilo e nelle sue storie vediamo appelli di solidarietà, altre foto con i suoi “nipotini” acquisiti. In attesa del suo prossimo singolo Bittersweet, conosciamola meglio.
Elisabetta Eneh conosciuta come fil mama o Ekebo. Da dove nasce il tuo nome d’arte?
Il mio nome è un enigma! All’età di diciassette anni un po’ per creatività decisi di scegliere Fil Mama, ero fortemente influenzata dalla musica di Miss Elliot e le girl band britanniche. Dopo il mio primo viaggio in Nigeria nel 2013, la mia identità ha iniziato a svilupparsi così come doveva essere. Fino a quel momento mi sentivo fuori dal mondo, mi considero un outsider per diversi motivi. La mia fisicità rotonda ha sempre prodotto una forte problematica: spesso da bambina ero presa di mira dai bulli di scuola, ero cicciona e nera. Il colore delle mia pelle, il riccio dei miei strani capelli, anche questo fu un elemento di diversità che mi ha segnata: non sapevo se ero bianca o nera. Il viaggio in Africa mi ha confermato che sono bella così come sono. In Nigeria le donne curvy sono apprezzate, anzi è strano essere troppo skinny. Li la mia famiglia mi ha accolto, piansi quando conobbi mia nonna che mi diede un nuovo nome “Ekebo in ibibo” – lingua del paese di mio padre significa “nessuno può saperlo”. Anche ora lotto ogni giorno per definirmi come donna; il mio ibridismo culturale è ciò che mi rende orgogliosa.
Dolce e solare, con la grinta di una pantera. Quando hai iniziato a cantare?
Ho iniziato a cantare nel soggiorno dei miei nonni poi in un coro della mia chiesa evangelica. Durante una serata di musica in un locale fui notata da Antonio De Rose che mi segnalò per diventare la nuova corista nella cover band della mia città: erano i “baboomba” cover di zucchero.
Negli anni hai stupito il tuo pubblico con la tua versatilità: dal blues al rock passando per la commerciale, ma il vero stile di Betta qual è?
Il mio stile è universale Come la musica non riesco a definirmi ma la mia voce e io mio spirito creativo mi spinge verso realtà sonore elettroniche e new soul. Presto sarà in uscita un nuovo brano “Bittersweet”
Un’escalation di soddisfazioni e qualche sassolino da toglierti dalle scarpe. Dopo le porte in faccia ben quattro poltrone si girano per te chiedendoti di entrare nel loro team. Ci racconti l’esperienza di The Voice e il dopo?
Dopo The voice la mia vita è cambiata! Non sono più la cantante di paese, ma su importanza nazionale il mio nome era in Rai. Fu sotto consiglio degli autori di definirmi con il mio vero nome. Dopo la tv ho acquisito consapevolezza del fatto che avrei dovuto iniziare ad essere e lavorare sodo per diventare e confermarmi come cantante.
Ultimamente, durante il primo lockdown, hai scritto un singolo contro la violenza sulle donne: una lotta che tu sostieni da sempre.
Sostengo la lotta contro ogni tipo di sopruso, contro la mancanza di rispetto e la mancanza di amore.
Hai calcato il palco più ambito per molti cantanti: Sanremo. L’inizio di un viaggio insieme al famosissimo Zucchero Fornaciari.
L’esperienza con Zucchero mi ha motivata, ho cercato di mostrarmi come una professionista, e penso che tutto il management e lo stesso Fornaciari abbiano apprezzato.
Nonostante le grandi date sei rimasta l’Elisabetta di sempre e non hai dimenticato gli amici, i locali in cui suonavi. Cosa significa per te avere successo?
Avere successo significa ritrovare la propria donna selvaggia, fermarsi nel silenzio e ricercare nuove energie



