Siamo alle solite. Le pecche della Calabria sempre all’ordine del giorno. La denuncia-appello, che giunge oggi in redazione, riguarda il piano vaccini Coronavirus per ragazzi disabili gravi.
Nonostante da giorni nella Regione Calabria alcune categorie di persone individuate come “estremamente vulnerabili” possono prenotarsi per il vaccino contro il Coronavirus, ancora l’organizzazione è confusionaria. L’inadeguatezza e l’incompetenza di chi ha “studiato” la campagna vaccinale in Calabria è evidente. Solo qualche giorno fa, abbiamo posto l’attenzione su chi, considerato “soggetto fragile” fosse costretto a lunghe trasferte per sottoporsi al vaccino anti Covid. Oggi, un’ennesima denuncia.
Se da una parte è vero che la nostra regione subisce il caos vaccinazioni a livello nazionale, con continui rallentamenti, dall’altra lo è altrettanto che quello a livello locale è ancora peggio. A Cosenza, ad esempio, apprendiamo con sommo dispiacere che, a farne le spese sono soprattutto i giovani diversamente abili in attesa di essere sottoposti alla somministrazione, per una disfunzione nel servizio di prenotazione. Alcuni genitori lamentano problemi informatici d’accesso al portale, altri, invece, ci riferiscono di non riuscire a prenotare perché non vengono riconosciuti loro i requisiti. Il risultato, ad ora, è che le famiglie non possono far vaccinare i propri cari in condizione di fragilità.
Dunque, ci risiamo. I calabresi, oltre a soffrire gli effetti nefasti di una crisi sanitaria mondiale, che ha comunque superato la “fase critica”, continuano a patire le superficialità di una classe dirigente poco attenta agli aspetti medico-sanitari inerenti la disabilità.
E ancora una volta a rimetterci sono i giovani pazienti disabili e le famiglie che per tutelarli li tengono a casa da mesi senza le preziose attività riabilitative e socializzanti. Insomma, sostanzialmente, si tratta di persone, completamente dimenticate.
Eppure, già da mesi, sull’argomento si erano espressi medici e scienziati, ribadendo a chiare lettere che le persone con disabilità devono essere considerate tra i soggetti ai quali somministrare il vaccino anti coronavirus in maniera prioritaria, ponendo l’attenzione su due punti fondamentali:
1.Il fatto che già le restrizioni per la prevenzione da contagio rappresentano, per le persone con disabilità e i loro caregiver, delle criticità molto complesse e di difficile gestione. “Anche le difficoltà patite i questi lunghi mesi, dove si è stati praticamente lasciati soli, sono stati indicibili e nel caso di ritardo anche nella campagna vaccinale si determinerebbe un ulteriore sovraccarico i cui esiti, in molti casi, potrebbero rilevarsi “drammatici”.
2.La considerazione che un contagio da Covid 19 che dovesse richiedere un ricovero ospedaliero può rappresentare una situazione di grandissima delicatezza e problematicità nel caso di persone con disabilità complesse, intellettive o non collaboranti. “Sappiamo bene, scrivono, di come questo abbia determinato autentici “drammi” per coloro che ne hanno subito l’impatto spesso “fatale” e di come tali ricoveri determinino anche un ulteriore e significativo sovraccarico per le strutture sanitarie, spesso poco preparate ed attrezzate a gestire le P.c.D. in tempi normali, figuriamoci in situazioni emergenziali, quale quella in atto”.
Ai posteri l’ardua sentenza!



