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Cultura Identità in Calabria. Una rivoluzione tutta italiana

«La Calabria di oggi non è più terra di malaffare: i calabresi perbene e coraggiosi sono lontani dai loro antenati, piegati dalla paura o dall’abitudine. Artisti, professionisti, imprenditori, tutti tenaci e impavidi stanno mandando in pensione un modo di essere che a loro non appartiene e non è mai appartenuto. E lo fanno, costruendo. E rifiutando di farsi ammaliare dal canto putrido delle altrettanto putride sirene delle mafie che strizzano l’occhio alla politica». 

Ecco le parole del responsabile della Calabria di Cultura Identità, lo scrittore e giornalista Nino Spirlì, primo personaggio di spicco a essere incaricato dal fondatore del movimento culturale Edoardo Sylos Labini nel percorso che sta continuando ad aggregare i grandi italiani per portare all’attenzione dell’agenda politica e culturale del Paese il rilancio di un settore strategico come, appunto, quello della cultura e la difesa delle identità italiane. 

Idee che diventano azioni, dunque. A Reggio Calabria è iniziato il cammino calabrese del movimento, durante il quale i singoli calabresi e le loro associazioni han potuto aderire. Dopo la visita al MarcRC guidata dal dottor Giacomo Oliva e al Museo del Bergamotto, curata dal direttore Giulia Pezzuto, il primo incontro in cui sono intervenuti lo stesso Spirlì, l’avvocato Tilde Minasi, da sempre attenta alla difesa della cultura con coraggio e operosità, l’urbanista Grazia Gioè, Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea che nell’occasione è stato nominato responsabile di Culturà Identità di tutto il territorio Reggino e vice di Spirlì alla guida regionale e l’ospite d’onore Edoardo Sylos Labini, presidente Cultura Identità, noto attore e ideatore della pagina Off de IlGiornale, dedicata alla valorizzazione degli artisti italiani, acclamato dai tanti presenti, sempre desti nell’ascoltare gli insigni relatori.

Tanti, toccanti e trascinanti i momenti di confronto. Significativi e commoventi i contributi di Nino Cento, imprenditore e testimone di giustizia, Paola Radaelli, presidente Unavi e del sociologo Francesco Rao ma anche di Antonino Crinò, sindaco di Casignana e dell’avvocato Oreste Romeo, di Stella Morabito, Giuliana Scarfò, Giulio Monziani e tantissimi altri veri e propri protagonisti di una rivoluzione culturale senza precedenti. Tutti, insieme, per riportare al centro le identità territoriali da ogni profilo e fare rete concreta, per un’appartenenza sinonimo di crescita, frutto di un’eredità che non va dispersa.

Una rivoluzione italiana, dunque, voluta da Edoardo Sylos Labini che, con coraggio, ha messo da parte 25 anni di successi come attore per dedicarsi a tempo pieno al recupero della cultura, delle tradizioni, della storia, della vera identità italiana, quella necessaria per ripartire. Raccolto il genio di uomini come Labini e Spirlì, adesso si è pronti a pensare in un modo diverso da quello corrente, dove trionfano il politicamente corretto e una retorica melensa che non può che far implodere il pensiero, il libero pensiero. Richiamare gli italiani e farlo per riconvocare l’attenzione sull’Italia, sul Paese, sulla Patria, su quella che è la vera Bellezza, quella con la “b” maiuscola: «I borghi, i paesaggi, la storia, le opere d’arte di cui la Calabria e l’Italia intera, sono colme, ogni cento metri» ha ricordato, nel Reggino, Labini, a cui va, ancora una volta, il grande merito di aver realizzato una vera e propria utopia.

“Idee che diventano azioni”, occorre ribadirlo, ed ecco allora il senso profondo del sogno inarrivabile ovvero il segno di vita da diffondere con la cultura, con il sapere, con la civiltà che i nostri avi hanno saputo costruire e realizzare su basi solide, «fondamenta – come ha a più riprese rimarcato Spirlì – di cui non si può non tenere conto e che aggiungono forza alle nostre battaglie». Un segno strepitoso di positività e di azione. «Una rete, un movimento – ha confidato Labini – nato in un momento di globalizzazione che mira a far scomparire tutto quello che noi siamo ma per fare cultura bisogna difendere l’Identità e, conseguentemente, la Cultura di un popolo, corrisponde alla certezza che quel popolo veda il futuro. 

Non c’è avvenire, infatti, se non si rispettano le proprie origini, se non si difendono le proprie tradizioni. Essere Italiani, infatti vuol dire essere figli di culture distanti geograficamente ma che intrecciate tra loro formano il DNA di una sola Cultura, quella italiana, amata in tutto il mondo. CulturaIdentità nasce così come una Rete per non cadere vittime di una globalizzazione studiata a tavolino, che imponendo un pensiero unico non accetta e rispetta le singole identità. Attraverso questa rete stiamo facendo sistema tra operatori culturaliartisti, imprenditori ma anche singoli cittadini che hanno a cuore il destino ed il futuro della nazione più bella del mondo, promuovendo incontri ed iniziative culturali, rilanciando una battaglia per un settore – quello artistico – umiliato, creando un nuovo gruppo d’opinione che sviluppi e approfondisca alcuni dei temi d’attualità più urgenti ed in primis la battaglia per la valorizzazione e la crescita di quello che dovrebbe essere, ma purtroppo non è, il nostro “marchio di fabbrica”, il Patrimonio Artistico-Culturale. 

Cultura Identità aggrega tutto quelle associazioni e quelle fondazioni che credono nell’italianità come valore identitario ponendo le basi per un modello nuovo, propositivo, lontano dal “politicamente corretto” che dietro all’omologazione del pensiero unico ha creato solo sacche di potere e di interessi economici. Ci faremo sentire con IlGiornaleOff, ne IlGiornale, in tutta Italia e con il nuovo sito di CulturaIdentità, insieme al mensile, proprio di CulturaIdentità, e sempre con IlGiornale».

Antonio Sergi