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Per 16 detenuti di Rossano Calabro un sogno chiamato laurea

Si è aperto da pochi giorni l’anno accademico per 16 detenuti-studenti del carcere di Rossano Calabro. Con l’evento di inaugurazione nella casa di reclusione in provincia di Cosenza sono ufficialmente iniziate le lezioni per gli iscritti ai vari corsi di laurea che si svolgono in collaborazione con l’Università della Calabria (UniCal).

Su quasi trecento detenuti presenti nel penitenziario calabrese 16 hanno scelto di intraprendere il percorso universitario: un numero significativo considerato che in tutta Italia sono circa 600 i detenuti che frequentano una facoltà. Nel complesso sono 19 i detenuti delle diverse carceri del Cosentino iscritti ai corsi dell’Unical. Il direttore della casa circondariale rossanese, Giuseppe Carrà, valuta così il progetto di collaborazione con l’ateneo: “Abbiamo iniziato nel 2011 e, dopo un prima fase di rodaggio, ha ormai raggiunto un elevato livello di organizzazione”.

Alcuni detenuti hanno già completato con successo la carriera accademica. “Abbiamo quattro laureati, due nel 2017 e due nel 2016 – precisa Carrà -. Hanno conseguito il titolo triennale ma non vogliono fermarsi: adesso puntano alla laurea magistrale. E pensare che alcuni dei laureati di oggi, quando sono entrati in carcere, non sapevano neanche firmare”. Lo studio e la cultura come antidoto all’illegalità e come trampolino verso una vita diversa.

Su questo punta Massimo Parisi, provveditore regionale per la Calabria dell’Amministrazione penitenziaria: “Crediamo molto nell’istruzione e nella possibilità che i detenuti si approprino di competenze da mettere a servizio di un loro progetto di vita futura”. Parole che fanno il paio con quelle del rettore dell’ateneo calabrese, Gino Mirocle Crisci, che rivendica con orgoglio il contributo dato al progetto: “La cultura può avere un suo ruolo fondamentale nel coinvolgimento di queste persone sfortunate.

A Rossano c’è anche uno spazio apposito riservato allo studio, nulla è improvvisato, come invece era prima, adesso tutto è ben strutturato”. L’impegno per la crescita culturale e la formazione dei detenuti rappresenta un lungimirante investimento in prevenzione e sicurezza, a beneficio dell’intera collettività:  ”C’è stato un giovane detenuto – sottolinea Crisci – che ci ha detto che da quando ha scoperto il mondo della conoscenza si sente davvero cambiato dentro”. L’acquisizione di conoscenze e abilità professionali può consentire ai detenuti, una volta tornati in libertà, di trovare un lavoro portando così a termine il percorso di rieducazione e reinserimento nella società.

“Gli studi sull’argomento e le statistiche – ha spiegato il direttore Carrà – ci dicono in modo chiaro che la cultura e il lavoro influiscono positivamente abbassando i tassi di recidiva dei comportamenti illegali”. L’impegno dell’UniCal non si esaurisce nelle lezioni e negli esami universitari: sia nella casa di reclusione di Rossano che negli istituti di Paola, Castrovillari e Cosenza, gli studenti iscritti all’ultimo anno della facoltà di Giurisprudenza potranno anche svolgere un periodo di tirocinio. L’ateneo provvede, inoltre, a sostenere economicamente i detenuti in difficoltà con il pagamento delle tasse universitarie.