La giornata di ieri a Celico è stata dedicata al ricordo delle vittime innocenti di mafia, cosa avvenuta anche nel resto d’Italia per la “XXIV Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia” promossa da Libera.
Sono ormai tre anni che il gruppo Scout Celico 1 ha assunto il compito importante di fare e portare avanti la memoria.
Il momento conclusivo della giornata, iniziata con il coinvolgimento mattutino delle scuole, si è svolto nel pomeriggio alla villa comunale Roberta Lanzino. Son stati letti i nomi delle vittime, anno per anno, intervallate da testimonianze e letture. Tra le testimonianze quella di un imprenditore cosentino, Marco Moretti, dell’Associazione Antiracket Cosenza “Lucio Ferrami”.
La data scelta da Libera (ovvero il 21 marzo) coincide con l’inizio della primavera, stagione di rinascite, di speranze e di lotte per antonomasia.
Tantissime le vittime innocenti e tra loro anche giornalisti. Giovanni Spampinato, Mario e Giuseppe Francese, Peppe Alfano, Giuseppe Fava, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno (solo per citarne alcuni).
Le parole e la cultura hanno sempre fatto paura alle organizzazioni mafiose. Consapevoli che l’informazione autentica, quella fatta per strada, tra le persone, quella curiosa e capace di scoperchiare il marcio nascosto sotto il tappeto della bella apparenza, è qualcosa difficile da arginare e zittire.
Anche i modi nuovi di comunicare hanno scalfito il potere mafioso. Penso al metodo comunicativo adottato da Peppino Impastato, figlio delle lotte del ’68 e dell’immaginazione al potere del ’77, delle radio libere e dello sbeffeggiare lo strapotere dei “padri”. Radio Aut e la trasmissione “Onda Pazza” in cui esponenti dei clan e politici diventavano i personaggi pittoreschi della cittadina di Mafiopoli, le mostre itineranti sul territorio di denuncia, la goliardia, il sogno di Cinisi e una Sicilia liberata dall’oppressione di Cosa Nostra. Anche ai mafiosi una risata li seppellirà. Impastato viene assassinato la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978.
O Giancarlo Siani “giornalista abusivo” del Mattino e che aspirava a diventare Giornalista-Giornalista. Era il corrispondente da Torre Annunziata. Con le sue inchieste ha ostacolato i piani dei clan Nuvoletta e Gionta. Giornalista da marciapiede Giancarlo, con la sua Mehari verde entrava nel cuore della notizia. Siani viene ucciso il 23 settembre 1985.
La memoria deve assurgere ad un ruolo importante. Non solo quello attinente alla non cancellazione di interi vissuti, ma anche e soprattutto di impegno per un cambiamento possibile.
Le lotte alle mafie e al malaffare passano attraverso il non essere indifferenti a quello che ci circonda, alla battaglia per la riappropriazione della bellezza e di spazi liberati dove ciascuno possa esprimere il proprio essere e le proprie capacità.
Per rendere esistenze e ridare voce a coloro i quali la mafia pensava di zittire per sempre c’è bisogno di modificare il quotidiano anche con piccoli gesti di quella che Vasilij Grossman, in “Vita e destino”, definisce come bontà piccola, illogica, vero motore di ogni rivoluzione. Affinché quei nomi letti dai ragazzi ieri non restino solo dei suoni freddi ma acquisiscano nuova vita e fioriscano anche nei terreni inariditi dalla bruttezza e dalla sopraffazione.
Chantal Castiglione







