Estate 2019: il “sapore di male” del beach horror tour del ministro Salvini

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini

Difficile, quasi impossibile, neanche con un cospicuo sforzo di fantasia, immaginare il suo predecessore al Viminale compiere tali prodezze marinaresche da maschio italico. Troppo comodo attaccarsi alla storia del divario generazionale e delle differenze ideologiche. Semplicemente, al netto dei meriti politici e della linea strategica in materia di sicurezza e immigrazione, Matteo Salvini e Marco Minniti rappresentano un diverso modo di interpretare lo stesso ruolo, vale a dire quello di ministro dell’Interno. Che dovrebbe avere, come cifra imprescindibile, quella dell’autorevolezza.

Se lo si guarda immortalato dai fotografi mentre si dimena adorante davanti alle grazie di una procace bagnante, o con un bel sorriso posticcio da selfie sul bagnasciuga mentre afferra i telefoni dei fan che gli fanno da capannello – oltre alle otto guardie del corpo – o mentre tiene il ritmo alla consolle con un deejay a ritmo di musica dance, quello che prende alla gola è un inarginabile senso di imbarazzo. Leghisti e non, simpatizzanti o detrattori, tutti sono costretti a deporre le armi e ad alzare le spalle davanti a uno spettacolo del genere.

No, Salvini in versione balneare, oltre a ricordare le ridicole istantanee del duce in posa da spiaggia nelle buie estati del ventennio, paonazzo di adrenalina e testosterone in versione Jerry Calà, galvanizzato dalla folla gaudente, non ispira sicurezza e neanche un briciolo di autorevolezza. E fa sovvenire prepotente un pensiero. Quello che piuttosto che chiudere i porti forse bisognerebbe inibire gli ingressi alle spiagge.

Un’opera di distrazione di massa quella del leader del Carroccio, degno successore della canottiera bianca a coste del miglior Umberto Bossi d’annata, che anche a uno spicciolo confronto – pur nella sua comprovata cafonaggine – appare come un gigante della politica. Erano i ruggenti anni ’90, il partito non aveva ancora rinnegato se stesso, odiava i “terroni” e gli immigrati e se ne vantava, voleva la secessione e ci teneva a chiamarsi Lega “Nord”. Erano gli anni degli integerrimi generali Maroni e Borghezio, dei racconti da epopea norrena sulla sacra ampolla del Po e le gesta dell’impavido condottiero (forse mai esistito) Alberto da Giussano che ancora oggi campeggia adamantino sul petto degli uomini del Carroccio.

Ma l’allievo Salvini ha di gran lunga superato il maestro, questo è innegabile. La sua campagna di comunicazione “a strascico” lascia terra bruciata al suo passaggio. La nuova Lega si è tolta la cravatta verde e pure la camicia, optando per l’inquietante combinazione torso nudo-bermuda-infradito. Di certo il leader della moderna Lega “senza Nord” possiede sensi molto sviluppati – a parte quello del ridicolo – e una innegabile capacità persuasiva.

Il tour al centro Sud del ministro inizierà mercoledì 6 agosto da Sabaudia, sul litorale laziale. Dopo diverse tappe che toccheranno le località turistiche più blasonate di Abbruzzo, Molise, Puglia e Basilicata, sabato 10 agosto Salvini approderà in Calabria. Non ad Africo, e neanche a Limbadi, ma sulle bianche spiagge di Amantea e Soverato, a godere della gastronomia e della movida locale impugnando l’immancabile pistola ad acqua come fosse un fucile d’assalto. Domenica il leader animatore dovrebbe avere tra le tappe Taormina, poi una breve tregua e si parte per la Versilia.
Ferie pagate, naturalmente. Offriamo noi.

Lo.Co.