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Bevacqua sulle dimissioni all’Asp Cosenza: “l’amarezza del direttore Diego è pienamente giustificata”

“Non poteva essere il commissariamento del commissariamento la soluzione, così come non poteva esserlo in precedenza la lotta fra istituzioni centrali e livello regionale: la sanità calabrese sprofonda nei suoi mali endemici non affrontati e non risolti. Le dimissioni del direttore generale facente funzioni dell’Asp di Cosenza, Sergio Diego, e le motivazioni che egli stesso adduce, non fanno altro che confermare un’analisi impietosa rispetto a un abisso che vado da tempo denunciando”.

È quanto dichiara il consigliere regionale Bevacqua, che così prosegue: “Il cosiddetto decreto Calabria, voluto da un governo confuso e in altre faccende affaccendato, si è rivelato per quello che si era subito manifestato: un tentativo di spot mal pensato e peggio attuato. Nell’ansia propagandistica di dimostrare di fare qualcosa, il governo lega stellato ha compiuto l’azione meno opportuna e più sconsiderata, rimuovendo dai rispettivi ruoli dirigenziali anche quei pochi che stavano bene operando. Limitandosi a questo e a ben poco altro, ha accuratamente evitato di consentire quell’acquisizione di risorse finanziarie e di personale che avrebbero avviato un primo sollievo per i cittadini e permesso di pianificare nel medio e lungo termine. Da parte sua, poi, il Dipartimento regionale ha continuato a girare a vuoto nella sua inconsistenza: a questo punto, non so più se per indolenza, per incapacità, o per entrambe. È mai possibile che le gravi inadempienze e criticità riferite con coraggio dal direttore dimissionario, non siano state riscontrate mai da nessuno? Al Dott. Diego va tutta la mia personale solidarietà, anche per l’isolamento e la mancanza di strumenti efficaci in cui è stato lasciato. E chi avrebbe dovuto precedentemente vigilare e inviare servizi ispettivi, cosa diamine ha fatto? Con quale premio di alta produttività dovremmo insignire questi signori a dir poco orbi e dormienti?”.

“Di certo – conclude Bevacqua – c’è che il baratro appare sempre più senza fondo e che la stessa parola “salute” sta perdendo ogni significato e realtà in Calabria”.