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“Chiamatemi ancora Anza”. Ieri la presentazione del libro della campionessa di volley

Di Federica Costabile

Si è svolta ieri, nella sala conferenze del parco acquatico santa chiara a Rende e all’interno della notte bianca dello sport, la presentazione del libro postumo  “Chiamatemi ancora Anza” pubblicato da Santelli editore. Sara Anzanello era una campionessa di pallavolo di serie A e della Nazionale, stroncata da una malattia a soli trentotto anni.

La manifestazione è iniziata con tre esibizioni della scuola di danza di Mirella Castriota. Il primo a intervenire è stato Rocco Filippelli, presidente dell’asd volley Cosenza, la società più grande di pallavolo femminile in città. Filippelli si è detto molto soddisfatto di essere riuscito a trovare un accordo con l’editore Santelli e ha parlato di quanto la vicenda della campionessa scomparsa lo abbia toccato sia a livello umano che sportivo. “Questo libro – continua – trasferisce un messaggio importantissimo alle nuove generazioni che è quello di non arrendersi mai.”

 

A spiegare il contenuto nel libro è lo stesso giovane editore cosentino:  è una vera e propria raccolta dei pensieri e delle riflessioni della stessa Anzanello, non una biografia. La viva voce di una sportiva che ha affrontato cinque anni di malattia sempre con una grande voglia di vivere e riuscendo anche a ritornare a giocare per un periodo di tempo.  Santelli ricorda che il libro è stato presentato anche in conferenza stampa a Rai Sport e che sicuramente ha interesse e rilievo di carattere nazionale.

L’ultima a intervenire  è Antonella Del Core, campionessa di serie A che della nazionale, che era compagna e amica di Sara. Il suo ricordo è molto commosso, le due giocatrici hanno condiviso molto soprattutto nella nazionale giovanile e in quella maggiore. Sottolinea che la Anzanello chiese espressamente che per il suo funerale ci fossero delle donazioni all’AIDO, associazione italiana donatori organi, che le aveva dato la possibilità del primo trapianto. 

Chiude l’evento un videomessaggio di ringraziamento dei genitori e del fidanzato di , un ricordo per spiegare quanto ancora la campionessa viva nel pensiero di molte persone, non solo appassionati di pallavolo.

Il rito di accompagnamento della fiaccola olimpica del 1960 dal parco acquatico ha segnato lo spostamento della notte bianca dello sport verso il centro sportivo “Olimpia”, che ha ospitato anche dimostrazioni di rugby e pallavolo.