La grande storia delle Ferrovie Calabro-Lucane (fotogallery)

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Ferrovie Calabro-Lucane era il nome con cui era definita la vasta rete di ferrovie, a scartamento ridotto e in concessione, che si snodava sul territorio di sette province italiane: Bari, Salerno, Potenza, Matera, Cosenza, Catanzaro (che in passato comprendeva anche i territori delle province di Crotone e Vibo Valentia) e Reggio Calabria coinvolgendo le quattro regioni meridionali di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria.

Le origini progettuali di alcune tratte della rete risalgono all’ultimo ventennio del XIX secolo. Nel 1882 la deputazione provinciale di Cosenza richiese al governo del Regno la costruzione della Spezzano Albanese–Castrovillari–Lagonegro che avrebbe collegato Cosenza e il cuore della Calabria, attraverso la ferrovia del Vallo di Diano, a Salerno e Napoli. L’approvazione, che arrivò soltanto il 4 dicembre 1902 con la legge Zanardelli, ne previde la costruzione ma con la clausola penalizzante dello scartamento ridotto. La costruzione di dette ferrovie fu attuata in seguito dalla Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo che, in seguito alla statizzazione delle ferrovie del 1905, aveva dovuto cedere la sua Rete Mediterranea entrando in possesso di grandi somme da investire.

La sua richiesta al governo di una concessione per la costruzione di una propria rete interregionale l’ottenne con la legge 580 del 21 luglio 1910 cui fece seguito la “Convenzione” con legge n. 135 del 26 gennaio 1911. L’apertura all’esercizio della prima tratta, la Bari–Matera, avvenne il 9 agosto 1915. La società costruttrice ebbe per convenzione l’incarico all’esercizio dando inizio alla gestione con una Direzione Centrale, con sede a Roma, e due uffici decentrati, in Puglia e in Calabria. Il progetto iniziale era ambizioso: connettere quattro regioni – Campania, Lucania, Puglia e Calabria – e sette provincie – Salerno, Potenza, Matera, Bari, Cosenza, Catanzaro e Reggio – con la strada ferrata, ma col tempo si ridusse e concretizzò solo in parte a causa del lungo periodo di stasi imposto dal frangente bellico prima e post-bellico poi.

Il 9 ottobre 1916 venne avviato l’esercizio sul tronco di linea Cosenza–Rogliano e conseguentemente attivato il servizio di corrispondenza merci con le FS. Dopo il rallentamento dei lavori dovuto alla prima guerra mondiale, il giorno 11 ottobre 1922 fu aperto all’esercizio il tronco Pedace–San Pietro in Guarano di km 21+812. Nel periodo 1915-1934, la rete ferroviaria costruita e aperta al pubblico ed entrata in esercizio fu complessivamente di 740 km circa di linee. L’ultima tratta ad essere aperta fu la Camigliatello–San Giovanni in Fiore, nell’aprile del 1956. Restarono sulla carta le tratte di congiunzione: Mammola–Cinquefrondi, Mileto–Chiaravalle Centrale, San Giovanni in Fiore–Petilia Policastro, Marsico Nuovo–Laurenzana, Marsico Nuovo–Montalbano Jonico.

Per alcune si trattò di una giusta rinuncia in quanto ormai superate tecnicamente, per altre fu invece il motivo del precoce inaridimento; private dello sbocco costiero finirono per limitarsi a svolgere un traffico passeggeri e merci del tutto locale e limitato. La riduzione all’osso delle spese di manutenzione degli impianti e dei rotabili attuata dalla Mediterranea fu, nel 1961, la motivazione alla base di un gravissimo incidente in seguito al quale venne revocata la concessione alla Mediterranea (MCL) e venne istituita al suo posto la Gestione commissariale governativa dell’intera rete ferroviaria Calabro-Lucana. Gli anni sessanta tuttavia erano quelli dello sviluppo frenetico del trasporto su gomma, pubblico e privato che di conseguenza fece ridurre drasticamente l’uso del trasporto su ferro limitato per forza di cose al trasporto di studenti e pendolari.

Le FCL così, trascurate nella indispensabile modernizzazione, divennero bersaglio della politica dei tagli dei cosiddetti “rami secchi”. Nell’arco di due decenni le Calabro Lucane vennero private di lunghe tratte di linea talvolta ancora utili. In periodi dell’anno molto rigidi, lungo i valichi impervi dell’Aspromonte e del Pollino, della Sila, infatti le comunicazioni su gomma diventano estremamente difficili. Con il passare degli anni le FCL imboccarono la rotta dell’adattamento ai nuovi bisogni della gente divenendo azienda di trasporto misto, sempre più su gomma e meno su rotaia, dotandosi di un parco di varie centinaia di autobus.

Il pericolo della soppressione delle poche tratte di ferrovia residue tuttavia permane ancora. Nel 1989 ciò che restava della rete FCL fu scissa in due distinte gestioni governative: le Ferrovie Appulo Lucane (FAL) e le Ferrovie della Calabria (FC). In seguito ferrovie della Calabria neglia anni comprendono il 2008 al 2011 ha proceduto alla chiusura dei rami secchi, delle tratte del Regino Gioia Tauro Cinquefronti Cittanova,Gioia Tauro Palmi Sinopoli Seminara. Dal 2008 al 2012  viene sospesa all’esercizio viaggiatori la tratta Pedace San Giovanni a causa di mancanza di fondi per il rifacimento dell’armamento ferroviario, e ripristino di alcune gallerie.In seguito nel 2017 viene aperta la tratta Silana Moccone, San Nicola Silvana Mansio, al solo scopo turistico Silano. Oggi in funzione tutti i Sabati e le Domeniche 12 mesi l’anno , grande successo a livello nazionale ed Europeo il Treno della Sila.

 

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