Lun 15 Lug 2024
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Lo sfruttamento demansionale dell’infermiere, tema dell’incontro promosso dall’Opi

Si terrà sabato prossimo, 26 ottobre, presso l’aula “Spinelli” del Gom (Grande ospedale metropolitano) di Reggio Calabria il corso sul tema “Lo sfruttamento demansionale dell’infermiere”, promosso dall’Opi (Ordine professioni infermieristiche) di Reggio Calabria e dall’Aadi (associazione Avvocatura Diritto infermieristico).

Il corso vedrà quale relatore il professor Mauro Di Fresco, presidente dell’Aadi e docente a contratto di Diritto del Lavoro sanitario presso la I e II facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma, in master di II livello della Corte Suprema in Diritto sanitario, oltre che responsabile della sezione di Diritto sanitario della rivista giuridica “La Previdenza”, iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma e rappresentante d’Ateneo presso il Comitato per il fenomeno del mobbing. Con l’Aadi, nello specifico, si occupa proattivamente di temi delicatissimi quali il demansionamento e il mobbing, istituendo sui territori uffici legali che, attraverso avvocati convenzionati aggiornati dall’ufficio legale centrale dell’associazione, forniscono ai soci tutela diretta e consulenze appropriate.

Al centro del corso del 26 ottobre al Gom la figura dell’infermiere “generico”, la falsa abrogazione del mansionario, il concetto-chiave della dignità professionale, la figura dell’ausiliario, la rilevante tematica della colpa sindacale del demansionamento, la più ‘larga’ questione che attiene alle mansioni dell’infermiere e i profili di tutela anti-demansionamento. Al termine delle quattro sessioni di lavori, avranno luogo una tavola rotonda, il dibattito, un test di valutazione e la consegna degli attestati di partecipazione.

Più in profondità, la finalità di questo corso – come di altri analoghi organizzati in particolare dall’Aadi – è di «liberare l’infermiere dalle catene dell’ignoranza e del timore, istruendolo per affrontare sul piano giuridico le problematiche professionali». Sovente, infatti, l’infermiere è iniquamente considerato un factotum dalle mal definite conoscenze teorico-pratiche e subisce una negativa «duplicità», una sorta di sdoppiamento di personalità: da un lato viene indebitamente utilizzata quale operatore sociosanitario “di fatto” costretto a compiti del tutto differenti dalle sue competenze specifiche, dall’altro già a ogni aspirante infermiere si decanta l’imprescindibilità di responsabilità, autonomia e indipendenza professionale.

Due profili che, francamente, mal si conciliano tra loro e la cui coesistenza forzata rendono ben difficile raggiungere il traguardo di un’assistenza sanitaria di qualità.