Lun 15 Lug 2024
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Il critico d’arte Roberto Sottile: “Felici di fare la rivoluzione con un libro in una mano e nell’altra un pennello e una tela colorata”

Il Museo del Presente della città di Rende diventa sempre più luogo di importanti eventi artistici e culturali. È il cuore vivo della vita culturale dell’area urbana e non solo, con oltre ventimila presenze annue. Di recente sono stati resi noti alcuni appuntamenti che segneranno la fine di questo 2019 e gran parte del nuovo anno. Il critico d’arte e curatore Roberto Sottile ci racconta cosa sta per succedere.

Nella nuova programmazione artistica, che è stata annunciata pochi giorni fa, il Museo del Presente di Rende si conferma luogo vitale di importanti appuntamenti che guardano al territorio ma anche alla contaminazione con artisti e proposte di caratura nazionale. Soddisfatto?

La programmazione che abbiamo costruito e proposto per i prossimi dodici mesi al Museo del Presente ci rende consapevoli dell’impegno profuso e dell’obiettivo che ci auguriamo di raggiungere. È stato un complesso lavoro di squadra dove costanti sono stati i suggerimenti del Sindaco Marcello Manna e dell’assessora alla cultura Marta Petrusewicz. Abbiamo un consapevolezza acquisita grazie alla cognizione che abbiamo costruito e messo in campo è un percorso articolato che oggettivamente rende il Museo del Presente luogo unico su tutto il territorio calabrese e non solo.

Parlavi di obiettivo da raggiungere. Quale?

Il Museo del Presente deve parlare il linguaggio di una contemporaneità innovativa senza rinunciare mai a quell’attenzione verso la ricerca artistica. Fare arte contemporanea significa soprattutto fare ricerca. Il nostro obiettivo è questo. Il museo non può essere considerato solo un contenitore, una scatola da riempire. Il museo deve trasformarsi in un laboratorio dove produrre, sperimentare e soprattutto generare nuove contaminazioni.

Possiamo parlare di una rivoluzione artistica in atto al Museo del Presente?

La parola rivoluzione mi piace, perché fare cultura al sud, in Calabria ha sempre un sapore culturalmente rivoluzionario. Però non mi sento un sovversivo, ma affermo che è possibile parlare di arte e cultura a casa nostra, ho la consapevolezza che non siamo gli unici, esistono tante importanti realtà in Calabria che si battono per questo, però è giusto affermare che il Museo del Presente c’è, e rappresenta un luogo vivo e dinamico che raccoglie oltre ventimila presenze all’anno. C’è voglia di arte, di cultura, di incontrarsi e discutere. E siamo aperti e disponibili verso queste contaminazioni. Ma siamo consapevoli anche di produrre cultura. Viviamo in una regione caratterizzata da tante emergenze, ma non esiste una emergenza cultura perché siamo un territorio capace di competere con tutti ed accogliere tutti. Se volete chiamarci rivoluzionari allora sì, siamo felici di fare la rivoluzione con un libro in una mano e nell’altra un pennello e una tela colorata.

Il primo appuntamento di questa nuova programmazione sarà il 5 di dicembre con la mostra di Pierpaolo Miccolis…

La mostra Cartam apre questo filone di appuntamenti al Museo del Presente. Nello specifico parliamo di un percorso davvero complesso realizzato in oltre dieci mesi di lavoro, di suggestioni di idee che con l’artista ci siamo scambiati. Pierpaolo Miccolis non è un artista calabrese, ma è pugliese, la mostra è patrocinata dalla Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare e racconta attraverso la carta il rapporto antropologico che esiste tra la natura, l’uomo, la magia. Oltre settanta opere realizzate con la tecnica ad acquarello, pastello, olio, che ci accompagneranno in questo viaggio.

Come critico d’arte hai una responsabilità oggettiva nella programmazione delle mostre del museo, essendo il responsabile artistico e curatore, perché hai scelto Pierpaolo Miccolis e come si arriva a questa scelta.

In una risposta precedente parlavo di consapevolezza e di cognizione. Per chi svolge il mio lavoro sono due condizioni necessarie per fare bene. Nel caso specifico di Miccolis, posso dire che è stata una scelta ponderata. Come di solito accade tra artista e critico ci siamo osservati, studiati, siamo andati alla ricerca di quelle sintonie capaci di far scattare la volontà di contaminarci, di lavorare e produrre insieme qualcosa di importante. Dopo qualche mese di riflessione ho proposto a Pierpaolo di prendere possesso del Museo del Presente, abbiamo discusso su come impaginare questo percorso ed è nata Cartam.

È un continuo mettersi in gioco..

Le mostre vengono costruite attorno ad una visione critica e curatoriale e oggettivamente assomigliano molto a chi le fa. Una mostra, fare cultura non significa pensare solo al tempo libero di una comunità, ma significa costruire quegli anticorpi culturali capaci di generare pensieri e consapevolezza. Per me è così, e lavoro sempre in questa direzione.

Altro appuntamento è con Salvatore Cammilleri il 13 di dicembre…

Hovo Sapiens, già il titolo la dice tutta è una mostra irriverente che educa e nello stesso tempo scardina quella sacralità oggi un po’ fuori moda. Il progetto di Salvatore è lunghissimo, ho curato una sua personale a Roma nel 2017 e già in quella occasione abbiamo iniziato a pensare ad un progetto da poter realizzare al Museo del Presente. Siamo ritornati sull’argomento più volte, ho avuto dei momenti di confronto, di costruzione dell’idea espositiva e siamo arrivati ad Hovo Sapiens. Una mostra ironica e nello stesso tempo impegnata, che discute di genetica e nello stesso tempo di umanità. Con Salvatore mi diverto tanto perché si mette molto in gioco. Naturalmente per fare tutto ciò è necessario che questa visione culturale sia condivisa, come dicevo prima le mostre assomigliano al curatore ma devono tenere fede agli indirizzi programmatici dell’Assessorato alla cultura.

Quindi mi stai dicendo che oltre a somigliare al curatore, le mostre assomigliano anche all’assessore Petrusewicz?

Certamente! In questa programmazione mi metto molto in gioco perché so di avere affianco l’assessora Petrusewicz che insieme a me non si tira indietro. Condividiamo non solo lo stesso obiettivo, ma lo stesso percorso per raggiungerlo. I prossimi mesi vedranno il Museo del Presente al centro di importanti progetti che hanno sicuramente una paternità amministrativa e anche curatoriale, e sono consapevole di queste scelte che sono importanti. Così consapevole che posso tranquillamente affermare che professionalmente per il sottoscritto sarà un anno determinante, ciò è possibile se lavori con le giuste sensibilità e le giuste professionalità e con Marta Petrusewicz siamo riusciti a ritagliarci le giuste misure, la giusta intesa e mi diverto molto a lavorare con lei perché ha una capacità di ascolto non comune e si lascia coinvolgere nelle mie bizzarre follie curatoriali.

Parli di un anno importante ma di recente organi nazionali di informazione artistica ti hanno indicato come tra i giovani curatori under 40 più dinamici presenti nel mezzogiorno d’Italia e non solo, che effetto ti fa questa attenzione?

Questi attestati di stima professionale alla mia persona mi fanno piacere, mentirei a dire il contrario. Però mi piace guardare avanti, ho la fortuna di fare un lavoro che mi consente la possibilità di vivere un giorno diverso dall’altro. Di incontrare artisti così differenti tra di loro e di confrontarmi sempre. Certo, ho un percorso professionale già solido e riconoscibile e ne vado fiero, ma sono per mia impostazione sono abituato a pensare che il progetto più importante da realizzare è sempre il prossimo, quello a cui sto lavorando.

Tra i nomi della prossima programmazione Nicolò Canova, Fernando Cobelo e tanti altri nomi di giovanissimi artisti ma con una visibilità nazionale…

Sono contento che il Museo del Presente possa ospitare Nicolò Canova e Fernando Cobelo, la loro mostra si realizzerà a novembre 2020 tra dodici mesi ma c’era la necessità di deciderlo adesso, perché vogliamo realizzare un progetto nuovo, innovativo. Sono due artisti di cui nutro una sincera e profonda ammirazione, con un percorso già consolidato nonostante la loro giovane età. Nelle prossime settimane entreremo nel vivo di questo progetto. Anche questa una bella scommessa e sono contento che Nicolò e Fernando abbiano accettato il mio invito.

Oltre alla programmazione già presentata alla stampa, ci sono altre novità?

Le idee sono tante, alcune di respiro internazionale di cui ancora non posso dire nulla, ma mi piace sottolineare che il Museo del Presente non dimentica il territorio e il talento di casa. La Calabria ha tante energie positive, tante capacità artistiche che trovano nel nostro museo la giusta attenzione e considerazione. L’arte contemporanea non ha confini geografici parla un linguaggio universale che diventa “bene comune”. Lavoriamo con questo obiettivo, la strada e lunga ma siamo consapevoli delle nostre potenzialità e del sostengo che riceviamo da chi ci sta accanto.