Sab 31 Lug 2021
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FP CGIL Calabria su nomine centri per I’impiego Calabria

 Il trasferimento delle funzioni e dei Centri per l’impiego, seguito dalla stabilizzazione del personale precario a luglio 2018, era stato giudicato come atto di buona amministrazione e di grande valenza da questa Organizzazione, con l’auspicio che, a fronte di una riforma importante e incisiva dei servizi al lavoro, la Regione Calabria potesse attuare un cambio di passo concreto nella riorganizzazione dei servizi resi all’utenza al fine di dare risposte efficienti e trasparenti a cittadini fragili e bisognosi di supporto nella difficile e ardua ricerca di un lavoro.
Purtroppo, come più volte segnalato, sia a mezzo stampa che con comunicazioni formali e, puntualmente, ai tavoli, quanto si è verificato, qualche giorno fa, ha esplicitato fortemente le contraddizioni tra politica e burocrazia che hanno giocato partite finalizzate a obiettivi completamente difformi dal conseguire in trasparenza le finalità di buon funzionamento e di efficienza dei servizi.
Per molto tempo, i 400 dipendenti dei CPI si sono sentiti abbandonati, privi di linee guida chiare e costretti a fronteggiare molte difficoltà, a partire da quelle più banali, l’impossibilità di avere regolari approvvigionamenti di carta, spesso acquistata dai dipendenti.
Non solo, nel lungo lasso di tempo dal trasferimento alla più volte richiesta attuazione di riorganizzazione, sono stati adottati atti gestionali da parte del Dirigente del Dipartimento al lavoro dal contenuto molto discutibile, non sempre chiari e trasparenti, che di certo hanno creato disparità di trattamento tra i dipendenti favorendo sempre le stesse persone, probabilmente benedette da qualche sponsor politico o sindacale, ma sempre formalmente contestate dalla scrivente in nome della trasparenza e nel rispetto del merito e delle competenze professionali.
Proprio in forza di tali principi, allo scadere della proroga di conferimento degli incarichi dei Responsabili dei 15 Centri per l’impiego principali e dei Responsabili del collocamento mirato, abbiamo chiesto che si procedesse all’individuazione delle responsabilità con una manifestazione d’interesse interna trasparente, contestando aspramente, anche pubblicamente, una nota del Direttore generale del Dipartimento Lavoro dei primi di settembre in cui si invitavano i lavoratori di categoria D dei CPI ad inviare un curriculum per la scelta sia dei dipendenti cui affidare le responsabilità dei Centri e del collocamento mirato, sia di coloro che avrebbero dovuto far parte di non meglio specificati gruppi di lavoro, escludendo, almeno per queste ultime attività tutti gli altri lavoratori.
Per entrambe gli affidamenti i criteri genericamente individuati, senza graduazione, sarebbero stati: l’esperienza professionale, le capacità attitudinali (di organizzazione, di decisione, di comunicazione interna ed esterna) e il grado di conoscenze tecniche, giuridiche e gestionali.
Dopo un confronto aperto al tavolo, tra il Direttore generale e le OO.SS., alla presenza dell’Assessore al Lavoro, in cui tra l’altro veniva anche sottolineata l’esigenza di riconoscimento, almeno economico, del ruolo dei responsabili delle sedi locali che di fatto svolgono le stesse mansioni di quelli delle sedi principali, veniva assicurato che sarebbe stata valutata la possibilità di pubblicare una manifestazione d’interesse, concordando,   in fase di attribuzione delle responsabilità da parte del Dirigente generale, sulla necessità del rispetto rigoroso dei criteri menzionati nell’invito a inviare i curriculum, precisando la valenza di ciascun criterio.
Tutto ciò, purtroppo, non ha avuto seguito perché evidentemente hanno prevalso interessi diversi che mal si conciliano con la cura per il buon andamento dei servizi della pubblica amministrazione.
Infatti, vi sono nomine effettuate con Decreto 14336 del 21.11.19 dal Dirigente generale, atto che dovrebbe essere meramente gestionale e di sola promanazione dirigenziale, che invece non rispettano palesemente i criteri menzionati nella nota di avvio del procedimento per l’individuazione dei responsabili e fedelmente riportati nel decreto di nomina, in specie quelle che individuano dipendenti con esperienza di funzioni amministrative molto limitata, privi di esperienza gestionale e organizzativa e privi di titoli che ne certifichino le competenze giuridiche, requisiti certamente posseduti, invece, dai Responsabili delle sedi principali, delle sedi locali e dai Vice- responsabili che avrebbero garantito, in un periodo di transizione organizzativa e di erogazione di servizi straordinari, quali l’attribuzione del Reddito di Cittadinanza, il buon funzionamento degli Uffici.
Questo l’esito di una partita che si è giocata sulla testa di lavoratori e utenti, contro il merito, le competenze e l’efficienza dei servizi, sono stati prevalenti requisiti di appartenenza o pressioni politiche; alle porte della campagna elettorale non riusciamo ad intravedere altre logiche se non quelle che influenzano anche i burocrati che dovrebbero garantire l’autonomia dalla politica come la legge stessa prevede. Si sa che queste pratiche da basso Impero si attivano allo scadere delle legislature, certo speravamo che non fossero attuate da questa Giunta e da questo Presidente, in barba ai principi essenziali di meritocrazia, imparzialità, oggettività, trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa pubblica.
Un sussulto di orgoglio politico e di dignità amministrativa potrebbe ripristinare i principi traditi con la finalità di dare risposte concrete alla Calabria e ai suoi cittadini, garantendo servizi importanti e di qualità per una pubblica amministrazione competente ed efficiente non condizionata da altre logiche.

La FPCGIL come sempre è accanto a quei lavoratori  lesi nei loro interessi legittimi e nella loro dignità professionale, pronta a sostenerli anche legalmente