Ven 10 Lug 2020
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Paola: la città irriconoscente

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Flash-mob contro i versi di una canzone, attenzione maniacale alla mimica di Jole Santelli… e “omaggi” piovuti dal cielo (ovvero dall’amministrazione del nostro Comune) ad associazioni “anti-violenza” in cui le virgolette ricorrono d’obbligo. Paradossi tutti paolani, all’indomani delle elezioni.

Di cosa stiamo parlando? Di una sede fisica regalata  a un’associazione che, appunto, si prefigge militanza anti-discriminatoria, puntata a battaglie oneste di difesa delle donne, ma coi fatti “bullizza” sui social le donne che non gradisce. Un’associazione (quella che gode di sede fisica a costo zero grazie alla compiacenza del Comune di Paola) nota alle cronache solo e soltanto per una recente, compulsiva rassegna di comunicati stampa contro altre associazioni (e altre donne, naturalmente) a mo’ di endorsement, cioè passionale campagna di cui potrebbe avvantaggiarsi una donna condannata per violenza. Bizzarra, tale militanza, tanto più che la condanna per violenza a carico di una donna ricade statisticamente nell’1% dei casi: oltre a una sentenza, dunque, il tentativo di manipolare, distorcere, mistificare un caso così isolato (il cui fondamento, in condizioni più lucide, dovrebbe interessare e preoccupare proprio le donne), ci pare raccapricciante.

Viene da chiedersi quali meriti possa avere una squadra, per un premio tanto considerevole, una sede a titolo gratuito, a parte quello di aver intavolato le giuste amicizie in adolescenza; ci chiediamo quale criterio abbia orientato l’assessora Saragò, della quale pure non si ricorda alcuna traccia di partecipazione a eventi contro la violenza di genere che, per la verità, non sono stati di certo promossi dall’associazione oggi “premiata”.

C’è atmosfera da agone sportivo attorno a una delle più delicate emergenze del Paese intero: il problema è che la tifoseria che grida più forte, e non certo la parte che fa il proprio lavoro in concreto, magari ottenendo coraggiosi riconoscimenti in sede giudiziaria, qui vince il “premio fedeltà”. La competizione tra donne vorrebbe schiacciare, col placet dell’amministrazione paolana, tutto un altro modo di combattere la violenza. Quello che non gode di alcun premio e del benché minimo omaggio, che si fa carico delle vittime a prescindere dal loro sesso, che rischia di restare voce sempre più sola e paradossale bersaglio sui social media.

E il sapore dell’azzardo è tanto più amaro se si pensa che, proprio a Paola ci sono ben altre attività (di volontariato pluridecennale) che, per godere di una sede, devono farsi carico di un canone di locazione a privati (i donatori di sangue FIDAS, ad esempio, sono sottoposti a esborso di 1.000 euro mensili): le loro richieste, in termini di assegnazione di una sede, sono sempre rimaste solitarie e inascoltate.

L’amministrazione in carica, in coerenza con i suoi precedenti trascorsi amministrativi, si è fino ad oggi distinta per la sua pressocché totale assenza di cultura di governo, di cultura più in generale e di sensibilità orientate a cogliere ciò che  di affidabile e di credibile emerge nella vita della Comunità paolana. Non c’è da meravigliarsi più di tanto, dunque, se attività di alto profilo umano e sociale finiscono nel pentolone del familismo e delle clientele. Quando si scade a questi livelli e a queste concessioni, considerato il metodo di valutazione seguito, vuol dire che non si tratta soltanto di miopia amministrativa, provincialismo familistico e negazione di ogni principio etico-decisionale. C’è un’assenza di dignità istituzionale nel favore concesso che finisce per mortificare anche i beneficiari, evidentemente inconsapevoli che in certi favori ricevuti si sacrifica credibilità e prestigio.

Da parte nostra, confidiamo nella tenacia di quei soggetti laboriosi che, essendo politicamente liberi, non godono di regalini e omaggi vari, ma continuano a prodigarsi per i propri fini sociali, pur nelle difficoltà e nell’indifferenza di questa amministrazione opaca, squallidamente autoreferenziale, figlia culturalmente del notabilato politico subcolto  e arrogante.

da PAOLA OGGI